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d’insanabile cecità, rimaneva ben nell’oflìcio, sofferendo in pace igravi infortuni; nè certo si avea diritto di sperar da lui frutto al-cuno di suo chiaro ingegno, e di suo studio diligentissimo e piendi progressi nella età giovanile: frutto, che naturalmente è datoda vigoroso animo, il quale segga tranquillo in sano corpo; eche nelle avversità prodotto non è giammai da mente che op-ponga ad esse il solo scudo della pazienza, la quale pur sentei dolori che tollera; ma solo da quella che, munita eziandio delsaldo usbergo della magnanimità e della costanza, vince e trionfad’ogni martoro, addormentandolo in sonno perpetuo. Di pazienzasì fatta fu il Grassi dotato; e di vantaggi non lievi va ad essadebitrice la nostra lingua, sì nella sua generalità, e sì, e mas-' si inamente, nel particolar della guerra. Yoi ben v’accorgete,che intendo parlare del Saggio intorno ai sinonimi della linguaitaliana e del Dizionario militare. Dirò brevemente dell’un li-bro e dell’altro.
Se vero è che ha sinonimi ogni lingua, è vero altresì ch«non son essi perpetui, cosicché si possano in ogni occorrenzaadoperare. Yien da ciò confusione alle favelle, e dalla confu-sione il guasto di esse. Rispetto alla greca non sarebbe difficileil dimostrare, che alcuna parte delle non molte nè gravi diffe-renze, che tra 1’ antica s’incontrano e la moderna, ebbe prin-cipio da questo abuso; e quanto alla latina, ne fa testimonianzail linguaggio nostro, che trae molto di sua origine dall’altera-zione che per prossimità di significati patirono in bassa età levoci di quel maestoso idioma. Dal qual disordine n’ allontanòinnanzi e l’autorità degli ottimi scrittori, e i peculiari trattatid’alcuni di loro sulle differenze dei vocaboli. A queste inteseropure, e con bell’ esito, al tempo moderno, e rispetto a lor lin-gue, alcuni illustri oltramontani e oltramarini; mentre l’Italia se ne ristava, sebbene di studio siffatto più abbisognasse, perla ricchezza appunto di suo dolce idioma. La quale agl’ incauti( e di tali n’ è il numero quasi infinito ) si fa agevolmente fonted’abuso; siccome farsi veggiamo agl’improvidi possessori lalautezza del censo avito.
Da questa vergogna cominciò il Grassi a liberarne col Sag-gio rammemorato: e che il lavoro suo riuscisse a felicità, puòanche il men pratico di siffatta materia argomentarlo dalle molteedizioni che n’ ebbe il pubblico in pochi anni: che è quello