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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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gendo egli a ciò necessaria una piena notizia della indole e dellemassime di quel celebre popolo, volle innanzi esaminarne l’ori-gine, certo di ritrovar in essa la prima e le seconde quali eranoveramente, e quali pure in seguito nella essenza mantener si do-veano: chè nulla nazione cangiò mai sue prime tendenze ; ma lepotè solo per mutamenti politici, od altre vicende, modificare. Orai Romani giammai non intesero al commercio, a quello cioè ch’èfonte inesausto di ricchezze, e che delle manifatture risulta e deifrutti del campo. Nacquero i Romani nella guerra, e crebber conessa. All’ indole di un popolo conquistatore non va di facile unitaquella di mercadante; essendo il primo orgoglioso e feroce, guar-dingo c timido il secondo. Non ebbero i Romani, innanzi alla pri-ma guerra Punica , altre arti meccaniche, che le necessarie allavita; e queste, perchè reputate indegne di un popolo libero e mi-litare, si esercitavano dagli schiavi. Erano in dispregio le liberali;e se Religione e grandezza innalzate vollero in Roma moli sacre eprofane, se ne diè cura alli artefici etruschi. Per più che cinquesecoli stette Roma , a cagione dell’asprezza di sua lingua, senzapoeti, senza oratori e senza istorici. Delle scienze non è da dire ;sapendo tutti, ch’esse vi vennero molto di poi. Vissuti i Romani lungamente con moneta di rame pesantissima, l’argento coniaronoe l’oro allor solamente, che vinto ebbero e posto a sacco le cittàricche e mercantili d’Italia . La navigazione al tutto ignoravanoin questi tempi; e se in sul cominciare della prima guerra Punicanon naufragava una galea cartaginese alle coste del Lazio , nonavrebbero essi saputo mai costruire un naviglio. Da quella istruiti,poterono alfine uscire in mare; ma ciò fu solo per brama di con-quista: e sì poi ne apparver mal pratici, che le tempeste e gliscogli distrusscr ben presto i legni di loro. Questo popolo pertanto,che ne’suoi primi cinque secoli fu senza lettere, senz’arti, senzamoneta d’oro e d’argento, senza marina, e unicamente guerriero,non potè certo avere nè cura nè pratica di commercio.

Dopo la prima guerra Punica, per la legge Flamminia oClaudia, com’alcuno la dice, fu vietata ai patrizi la mercatura.Da quella guerra alla pugna d’ Azio , non è mai parola di com-mercio nei trattati di pace che fece Roma co’ regi o le repub-bliche. Anzi niuno di quelli e niuna di queste potè mai spe-rarla, senza la condizione di distruggere i suoi navigli. I Ro-mani medesimi, ottenuta vittoria, disarmavano i propri, che