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ciò avvenne; e il Mengotti, coll’usato sfoggio d’ingegno e di dot-trina, ne palesa le cagioni onde avvenisse, richiamando ad esamele arti e le manifatture e i prodotti della terra.
Ebbero Parti i privilegi, che giovando a pochi recano dannoall’intera nazione, nell’età barbara del feudalismo; quando i regi,affin di resistere all’insolenza dei grandi, compraron con quellil’affetto e il soccorso della moltitudine urbana. Fu opinione pressoche generale, che le arti avessero forza di raddoppiare, rinlerzaree far anche centuplo il valor delle materie prime. Ma in verità,il prezzo di ogni opera di mano, del prezzo consiste delle ram-mentate materie prime, del prezzo dell’ altre che nel lavoro siadoprano, e altresi di quello degli alimenti consumati nel tempodell’eseguirlo. Laonde, allorché agli esteri vendiamo noi le nostremanifatture, vendiamo loro sott’altra forma i prodotti dei nostricampi: questi solo, e non l'oro e l’argento, dan forza e ricchezzaalle nazioni; e quel popolo che d’essi sia privo, e solo all’arti diaopera, dipende al tutto dalla volontà e dal capriccio degli stra-nieri. 1 prodotti poi s’augumentano mercè della concorrenza, laquale ne accresce il prezzo per la gara dei compratori. Il perchènon dee questa concorrenza tra’nazionali ristringersi, ma sì an-che agli esteri propagarsi. L’impedirlo offende i diritti di proprietà,e lo stato adduce ad inopia, scoraggiando e mettendo in angustiai possedenti e i lavoratori, e schiavi facendogli delle arti: alloquali arti è madre l’agricoltura, più quelle prosperando ove piùquesta fiorisce; cosicché il favorir le prime, a danno e sacrificiodella Seconda, lo stesso sia che il nutrir le figlie con isquarciareil seno alla loro genitrice. Dando il Mengotti a queste massimesviluppamento pieno ed evidentissimo, coronato vide il suo scrittodall’Accademia: e Toscana tutta dovette certo allora ammirar piùe più benedire la sapienza ammirabile di quell’ottimo Principe,che le dette massime avea di per sè conosciuto, e che fondatasu d’esse la sua generosa legislazione, avea accresciute e par-tite meglio le pubbliche ricchezze, e così innalzato lo stato suoa quella somma ed invidiata felicità, in che stettero i nostri padri,in che noi stiamo, e in che staranno i posteri nostri.
Un’altra verità, e questa pure importantissima, aveva innanziconosciuta e svolta il Mengotti, rispondendo al quesito dell’Acca-demia Parigina delle Iscrizioni e Belle lettere, intorno al commer-cio dei Romani dalla prima guerra Punica a Costantino. Veg-