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SOFONISBA
Di servitù sì m’ occuparo il cuore,
Ch’ ad ogni altro pensier chiuser la via.
Pur dopo questo, un’ altra volta insiemePosero gente, e ritornaro al campo,
E combatterò ancor poco felici.
Ma quei seguendo la vittoria loro,
Son giunti ne i confin del nostro regno.
Con Massinissa , il cui paterno imperoEra già pervenuto a nostre mani.
Or ce l'han tolto ne la prima giunta:
Onde Siface , accolta ogni sua forza,
Là se n’ è gito ; e da colui, che venneQuesta notte dal campo, mi fu detto,Ch’oggi si dovea far nuova giornata.
Sì eh’ io temo dolente una ruinaTal, che più non potrem levar la testa ;
Chè se vecchi soldati, integri, e freschiNon vi poter durar, come farannoQuesti novelli, affaticati, e rotti?
Appresso un duro sogno mi spaventa,
Ch’io vidi innanzi l’apparir dell’alba.
Esser pareami in una selva oscura,Circondato da cani, e da pastori,
Che avean preso, e legato il mio consorte;Ond’ io, temendo l’empio suo furore,
Mi volsi ad un pastor, pregando lui,
Che da la rabbia lor mi difendesse;
Ed ei pietoso aperse ambe le braccia,
E mi raccolse; ma d’intorno udiaUn sì fiero latrar, eh’ ebbi temenza,
Che mi pigliassen fin dentr’ al suo grembo.Onde mostrommi una spelonca aperta,
E disse: Poi che te salvar non posso,