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trae seco l’unità del protagonista, cioè diquella persona che si tien per prima e prin-cipale ; il che non so come si seivi nellacommedia, nell* 1 quale bene spesso accadeche uno sia quello intorno a cui si rivolge1’ azione, et un altro quello sopra cui cadonole beffe e il riso, tanto che due pajon esserei protagonisti. Vedete nell’Andria che tuttal’azione si rivolge intorno a Panfilo, le risae le beffe cadono sopra Simone. Non così nei-1’ Edipo, dove l’azione s’ aggira intorno aEdipo , e sopra lui stesso cade la compassio-ne. Nè di questo però voglio io che noi cimettiamo pensiero alcuno ; e diremo pure1’ azione esser una, sempre che tenda ad unsol fine ; nè cercheremo gran fatto qual siail protagonista, nè se due n’abbia la com-media o uno solo ; che ciò poco leva.
Quanto poi alla continuità della favola,benché gli accidenti che la compongono ,debban nascere V un dall’ altro, come sopraabbiam dichiarato , non debbon però succe-dersi l’uno all’altro con tanta fretta, nè cosìstringersi tra loro che non lascino luogo adepisodii, che vale a dire a certi accidenti chesi frappongono e non nascono veramente dallecose precedenti, ma pur servono o a condurl’azione al suo fine, o ad accrescerne il ridi-colo. Così l’intervenimento di Madama Per-nelle nel Tartuf molto mi piace, benché nullaserva a compier l’azione ; ma molto ne ac-cresce la giocondità, in grazia della qualevolentier si soffre qualche discontinuità nellafavola. Ben è vero che io non vorrei che gli