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Posson dunque gli accidenti della favolalegarsi insieme ne’ due sopraddetti modi, operchè f un accidente trae a se l’altro, operchè alcm* caso vi si frappone e gli unisce.Ora se tutti o quasi tutti gli accidenti dellafavola potesser connettersi nel primo modo ,assai mi piacerebbe così nella tragedia , comeancora nella commedia ; perchè panni che lafavola avrebbe così più del verisimile, pro-cedendo quasi da se stessa senza aver tantobisogno della fortuna. Nè io però di questovorrei fare una regola, la qual chi facesse,bisognerebbe poi troppe commedie condan-nare.
Ben è vero che se vuol permettersi a’poetidi connettere gli accidenti delle lor favole alsecondo modo, cioè per alcun caso che for-tunatamente sopravvenga, dee ciò permettersipiù tosto a’comici che a’tragici. E la ragionesi è, perchè nelle tragedie si trattano affaripubblici e grandissimi, ne’quali si sa che gliuomini sogliono porre molto studio , e la-sciano il men luogo che possono alla fortu-na ; laddove nelle commedie si rappresentanoaffari privati e domestici, in cui non è dadomandare quanto vaglia il caso. Una balor-daggine di un servo, una paroletta d’unafantesca bastano spesse volte a sconvolgeretutta la famiglia.
L’ultimo accidente però, cioè quello chechiude la favola e ne contiene lo scioglimen-to, io vorrei bene che fosse tratto dalle coseantecedenti, e non nascesse così per fortu-na e ciò non meno vorrei nella tragedia che