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maestra, e dovrebbono studiarsi con ogni di-ligenza.
Nè perduta opera sarebbe il raccogliernequanti più si potesse, e distribuendogli conqualche ordine in varie classi, formarne, percosì dire, un’arte, la quale, avendosi pre-sente all’animo, sarebbe di grande ajuto agli oratori et a i poeti, e massimamente a icomici per esprimere vivamente e con bre-vità quando un affetto e quando un altro. Eso bene che Aristotele imprese questa fatica,e passò molto innanzi; ma non so che nèegli nè altri dopo lui sia mai disceso a i co-stumi et a gli affetti proprii delle persone dibasso conto, della fantesca, della nutrice, delservo , dell’ artigianello. De’ quali però fa me-stieri nella commedia imitar spesse volte icostumi, et esprimerne le passioni. Fin quisi è detto della convenienza, che è la secondaqualità al costume richiesta.
La terza proprietà che si richiede al co-stume nelle tragedie, si è la somiglianza. Nonso quanto ella possa richiedersi nelle comme-die. Imperocché la somiglianza consiste inquesto, che si attribuisca alla persona quelcostume che già la fama le attribuiva ; ondesi faccia Nestore saggio, Achille sdegnoso,Ulisse accorto. Il che- nella commedia non haluogo , nella quale si introducono soltantopersone mezzane e di poca importanza, chenon hanno fama niuna. Non par dunque chela somiglianza del costume debba essere ri-cercata nelle commedie, salvo se non vi siintroducessero persone viventi e note al popolo ;