TERZO. x8g
bella sempre e lodevole dovrà dirsi quellacommedia che piace, comunque piaccia, etal contrario brutta e degna di biasimo quellache non piace. E quindi passano a disprez-zare ogni avvertimento et ogni regola, comeaffatto inutile, veggendosi per isperienza chemolte commedie fatte senza regola e senzaavvertenza niuna, pur molto piacciono * etaltre, per lo contrario, fatte con studio econ accorgimento, non piaccion punto. E cosìlevando via tutti i precetti, vorrebbon chele commedie bellissime si facessero senza arteniuna e per un certo impeto, a guisa cheper lo più si fanno i sonetti.
Io mi ingegnerò di tor via questa ragione,la qual se valesse, bisognerebbe confessareche tutti gli avvertimenti da me finora stesifossero vani et inutili, e che io scrivendogliper ordin vostro , avessi perduto il tempo inobbedirvi. Ma primamente, quanto a quelloche dicono, che una commedia in cui nonsi osservi niuna regola, pur piace grande-mente al popolo , vorrei bene che intendes-sero che ciò par vero spesse volte, e non è.Imperocché rappresentandosi la commedia,molte cose le si aggiungono accidentalmente,le quali se piacciono , parte il popolo , e, nondistinguendo nulla, dice quella commedia es-sergli grandemente piaciuta ; nè si avvedeche in quella rappresentazione tutt’ altro glipiacque fuorché la commedia stessa. Quantomi piacque , dice taluno, la commedia jer sera!Quel ballo di quei due cani coni è grazioso !E quella scimia che viene nel terzo atto , e