TERZO. IQI
Ma noi intanto chiamiamo commedia quellaparte che vien dal poeta che la compone,e non da quei che la recitano ; la qual partenon dee dirsi bella perchè sieno belli i reci-tatori. Ma il popolo confonde ogni cosa, edice esser bella la commedia se è bella larecitazione.
Pure diranno alcuni: Piace talvolta , et èricevuta con grande applauso una commediache sarà stata fatta a capriccio e senza os-servanza di veruna regola, quantunque la re-citazione non sia molto eccellente, nè abbiaverun estrinseco ornamento che la commendi.
E in tal caso dovrà pur dirsi quella comme-dia esser bella, e le regole inutili. A i qualiio dimanderei volentieri, se essi credano chequella commedia piaccia perchè non osservale regole, o per altra ragione. Poiché se midiranno, piacer la commedia per questo istessoperchè non osserva le regole, et io accorderòloro che lo studio delle regole sia inutile. Mase mi diranno, piacer la commedia per altraragione, et io risponderò loro che tanto piùpiacerebbe, se oltre quella ragione per cuidicon che piace , avesse anche quella di os-servar le regole. Perchè certo se una scenaè bella in se e piace, essendo però slegatae mal connessa con le altre, io non so per-chè non dovesse maggiormente piacere sefosse legata, come vorrebbou le regole, e benconnessa col restante. Anzi quella stessa scenacbe è bella in se, sarà forse tale per esserconforme ad alcuna di quelle regole che os-servano talvolta a caso ancor quelli che non 1