QUARTO. 201
esser possa e sia l’umanità e -gentilezza ecortesia vostra, che veramente è grandissima,pur possiate essere oramai stanca di perdo-nare ; e d’ altra parte considerando io più dapresso l’argomento ch’io prendo ora a trat-tare, cioè l’epopeja, (rimettendo ad altrotempo la lirica ) non posso dirvi quanto essogià da ora cominci a parermi difficile; sì per-chè il poema epico, che è quanto dire l’epo-peja, è molto più grande e più avvolto epiù vario che la tragedia e la commedia nonsono; sì ancora perchè i maestri, per quantomi ricorda , meno ne hanno scritto, e quelloche ne hanno insegnato , si riduce a così po-che cose e tanto comuni, che non vai quasila fatica il raccoglierle. Oltre che , il leggerei poemi pili illustri che tanti valorosi poetici hanno lasciato, e notar le avvertenze chequesti ebbero in componendogli, e quello chefuggir vollero , e quel che seguirono , ( il chesarebbe, secondo ch’io penso, il miglior mododi apprender 1' arte ) ri lauderebbe , come ve-dete , troppo gran fatica, e più tempo e piùingegno che io non ho. Le quali cose mispaventan per modo, che niente ora potrebbeindurmi a scrivere sopra tale argomento fuoricbe l’ordin vostro; il quale io mi ingegneròdi eseguire, come io potrò, confidandomi,che se male porterò il peso che voi mi im-ponete, non vorrete di ciò accusarmi, pernon far animo a quelli che volessero accusarvoi di avermelo imposto.
Io dunque vi scriverò brevemente delpoema epico, che chiamano anche eroico :