QUARTO. 2 3 'j
péxthè se un avvenimento è bello in se , econvenientemente, e quanto basta, congiuntoalla favola, senza cercare se episodio debbachiamarsi o non debba, io pure il loderò, emi piacerà , niente importandomi qual nomes’abbia. Fin qui de gli episodi.
Ora tornando alla favola principale del poe-ma, la quale, come poco avanti abbiamo det-to , non solamente una e continuata esser dee,ma verisimile ancora , e maravigliosa e affet-tuosa , avendo io già delle due prime qualitàparlato assai, passerò alle tre altre, e comin-cierò dalla verisiuiigliauza. Io dico dunqueche la verisimiglianza della favola, anzi diqualsivoglia cosa che si racconti, consiste inquesto, che la cosa si presenti all’ animo ac-compagnata da quelle ragioni per cui suolcredersi che le cose raccontate sieno vere.Non già perchè l’uditore debba aver per verele cose che il poeta racconta , ma perchèdee riconoscere in esse la somiglianza diquelle che egli sa , o crede esser vere. Ed èfuori di dubio che grandissimo piacere nereca una tal somiglianza , qual che ne sia lacagione. Il che veggiam pure accadere anchenelle pitture, e massime ne’ritratti, ne’qualimaraviglioso piacere ne reca il vedere chetanta somiglianza abbiano di quelle personedi cui sono ritratti; e ciò forse, perchè forteci maravigliamo che due cose, non essendole istesse, abbiano però la stessa forma, equasi tutte le istesse qualità; e per la mede-sima ragione le sculture piacciono , e quei chepalino contraffarsi a guisa d’altri, dan sollazzo;