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Volume I.
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229
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quarto. 229

sapersi, e narri i pensieri occulti delle persone,e le parole che ne secreti loro consigli tralor dissero, e le deliberazioni de gli Dii, le

S uali ognun sa che il poeta non può sapere.

è a far credere che egli le sappia, basta ildire che egli sia inspirato da Apollo ; perchèquesto istesso nessun crede. E dunque da con-cedersi al poeta che lasci venir sospetto nel-lanimo de i leggitori ; e purché abbiano ilracconto per verisimile, non voglia però chelabbian per vero. Il che quando non gli siconcedesse,. pur dovrebbe concederglisi difar parlare Achille, Ajace, Agamennone inversi, usar V idioma latino alla

rema

di

Cartagine .

Pur sono alcuni, che avendosi fitto in caponon poter lanimo umano prender diletto senon del vero, non vogliono che alcun poema

{ tossa piacere, se quei che lascoltano , o ileggono, non tengon per vero tutto ciò chein esso si racconta. Il che se così fosse, sa-rebbe già gran tempo che Omero e Virgilioe gli altri poeti antichi più non piacerebbo-no, non potendo credersi veri quei lor rac-conti che tanto sanno della folle gentilità. Epur veggiamo quanto piacciono anche aldoggi. Ma io temo che quelli che così pen-sano , poco intendano quanto sia grande la-more che gli uomini naturalmente portano alvero; perchè egli è tanto grande, che nonsolo esso vero amano, ma amano anche lasomiglianza di lui ; e poiché questa somiglianzamove in loro una certa maraviglia, per ciòne pigliati piacere, e spesse volte più che