Band 
Volume I.
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230
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non ne piglierebbon dal vero stesso ; comesovente addiviene che ci fermiamo per lungospazio di tempo a vagheggiare un ritratto, ci fermeremmo altrettanto a vagheggiar lapersona di cui esso è ritratto. Anzi son moltecose che, essendo vere, dispiacerebbono ;quando si sappia che non son vere, ma imi-tate e finte, piacciono.

Parrà a voi forse, valorosissima signoraMarchesa, che avendo io preso a dirvi dellaverisimiglianza, mi perda in sottigliezze; egiacché essa tanto piace, comunque ciò av-venga, (che poco importa il saperlo) vorre-ste che io vi accennassi gli artifici! e i mezziper cui possa conseguirsi; il che è in verodi maggiore importanza ; e per questo ,per soddisfare al desiderio vostro, pj il faròtra poco, come io potrò. Ora però non vidispiaccia che io risponda prima ad una dif-ficoltà che i più fanno contra 1 opinion te-sté proposta, e sostener vogliono che sia ne-cessario che i leggitori abbian per vere lecose che il poeta racconta loro ; perchè, di-con essi, se non le hanno per vere , comepotran sentire quei timori e quei compati-menti e quegli altri afletti, pei; cui tantopiacciono i racconti, che quasi non piaccionper altro? Io però rispondo loro, che nonsolamente la verità delle cose, ove sia cono-sciuta , può movere gli affetti dell animo ,come essi credono, ma spesse volte gli moveanche la sola immaginazione ; di che potreiapportare infiniti esempi. Chi è quello chefion senta inorridirsi immaginando solo un