2oS RAGIONAMENTO
e dichiaTàrìnì’j per così compiere il suo raccontoa farlo più verisimile; a deferenza de gl'isto-rici , i quali passandosene, e non mai dicendoquella parte clie hanno ne gli umani avveni-menti le forze superiori, può dirsi che nonmai compiono ciò che narrano ; il che lorosi comporta , perciocché il saperla non è danoi ; e gl’ istorici fan professione di non dirse non quello che eglino sanno. Ma i! poeta,cui si concede di poter fingere, fìnge tra l’al-tre cose d’ essere egli stesso inspirato da qual-che Nume ; e questa immaginazion piace agli ascoltanti; et egli mal servirebbe a taleimmaginazione, qualor mostrasse di non sa-per quella parte che hanno le intelligenzesuperiori nelle umane vicende. Egli dunquedovrà mostrar di saperla ; e non la sapendo,dovrà fingersela; e sì il farà, quand’anche ilfarlo non paja necessario, affinchè segui l’av-venimento. Siccome veggiamo aver fatto assaispesso Virgilio, e forse più spesso Omero ,che ben potean fingere che Achille ammaz-zasse Ettore , et Enea Turno , senza interporvil’opera de gli Dii; pure ve l’interposero ; uècredettero che per ciò fare, dovesse sempreil nodo essere difficilissimo a sciogliersi, eperò degno di un Dio ; e stimarono che fosselecito ne’ racconti de gli epici quello cheOrazio vieta nelle rappresentazioni de i tra-gici. E passarono tanto innanzi, che non guar-daronsi di raccontar de gli Dii anche ciò cheniente fa a quello che segue. Che fa allaguerra de’Trojani e de’Rutoli il consiglio chefcien Giove con gli altri Dii, in cui niente si