QUARTO. 209
delibera? Ma facendosi ragione che tenutopur fosse quel così grande e così augustoconsiglio, e lo sapesse il poeta, non cloveaquesti certamente nel suo racconto tralasciardi narrarlo. E fin qui sia detto di quella parteche fuori ancor de’miracoli hanno spesso leintelligenze superiori nelle avventure de gliuomini.
Quanto poi a’ miracoli, io dico che essisi accordano molto bene con la verisimi-glianza della favola, sol che il poeta gli sap-pia fingere a luogo e tempo , e come con-viene. Perchè io voglio che il miracolo sifaccia solamente in quelle occasioni, e perquei fini e in quelle maniere in cui credesicomunemente che i miracoli si facciano ; esopra tutto voglio che il miracolo sia operatoda chi abbia virtù e forza e potestà di ope-rarlo ; altrimenti sarebbe la finzione troppolontana dal verisimile. Le navi di Enea tras-formami in Ninfe ; et è Giove che il fa percompiacere alla Dea. Passa Priamo fino allatenda di Achille senza poter esser veduto daniuno ; e ciò fissi per opera di Mercurio. Nèè mai nè in 'Virgilio nè in Omero , che lepredizioni dell’ avvenire per altri si faccianoche per gli oracoli o sacerdoti loro, e peraltre persone o nature che abbiano del di-vino, siccome avea la Sibilla . Però non in-tendo abbastanza il giudieio del poeta fran-cese , il quale volendo che il suo eroe mutarsi debba una volta di religione, e divenirfinalmente Re, fa che tutto gli si predica daun uomo di virtù mezzana, e in tutto il re-sto niente diverso da gli altri uomini.