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Volume I.
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251
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quarto. 2 5j

in vero si disdice a chi fa un racconto gravee importante frapporvi le risa.

Ma lasciando il riso , che poco o nulla fa alnostro proposito, vegniamo a dire della com-mozione degli altri affetti. Sappiate dunqueche i reltorici. considerando le cose che va-gliono a movere ciascun affetto, le hanno ri-dotte a certi capi, che posson chiamarsi luo-ghi , ovvero fonti de gli affetti. Io non mifermerò, signora Marchesa pregiatissima, amostrarvegli un per uno, benché sarebbe moltoutile il sapergli, gioverebbe meno a i poetiche a gli oratori ; ma io me ne rimetto aciò che ne hanno scritto maestri grandissimi,e che l 1 hanno fatto con molto maggior dili-genza che non potre io fare ora. Dirò soltantoche, dove incontri al poeta di dover moverequalche affetto , io non vorrei che egli, scor-rendone i luoghi, a quelli sempre si appi-gliasse che sono i più facili e i primi a ve-nire in mente, ma scegliesse i più atti e imigliori; e quelli che vengon subito allani-mo , per lo più non son tali, perchè usatigià tante volte, hanno quasi perduta la lorforza. E quindi avviene assai spesso che piùne mova uno con poche parole, toccando unluogo più scelto, che non un altro con mol-te, vagando et aggirandosi per un luogo apertoa tutti et ordinario. Se Agamennone con grandesforzo et apparecchio darme si disponesse arapir Briseide, minor ira moverebbe in Achil-le , che mandandogli due soli desuoi fami-gliar! che vengon dicendogli, se esser quiviper ricever Briseide e per condursela. Queste