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ne parlano con decoro. Virgilio, eziandio diela materia lo chiami talvolta alla bassezza,sostien però sempre la sua gravita ; e fa par-lar Palinuro , senza discendere alla viltà d’unniarinajo ; et è bello e nobile eziandio là dovedescrive la corsa de’fanciulli; e raccontandogli amori d’Enea e della Reina, niente siferma in puerilità.
Ben è vero che questo avvertimento di se*guir sempre uno stil nobile e grave suol darsida’ maestri con grande animo, presumendoessi che il poeta, qualor voglia comporre unpoema epico, propongasi un argomento tuttonubile e grave; nè voglia, se v’ha alcunaparte alquanto vile , fermarsi in essa, nè an-dar dietro alle leggerezze ; del che si guar-darono molto meglio gli antichi, che noi nonfacciamo , a’ quali non pare che possa unpoema esser bello, se egli non è tutto sparsodi leggerezze amorose. E veramente se l’ar-gomento presenterà tali inezie, e se ne com-piacerà il poeta , e vorrà fermarsi in esse eprenderne diletto, io non saprei allora pre-scrivergli grandezza di stile e magnificenza ;che troppo si disdirebbe alla materia, e 1 al-titudine si perderebbe. Chi vorrebbe prescri-vere al Tasso la magnificenza del dire, làdove in su ’l finire della più fiera battaglia,nulla più altro aspettandosi che T adoraziondel Sepolcro, si perde a descrivere le tene-rezze d’Armi da e di Rinaldo ? Ovvero là dovemettesi a piangere con Erminia ? O là dovene mostra Tancredi che , preso dal voltod’ una donzella, dimentica la disfida? Chi