2q4 ragionamento
dello stile ; dico bene che non tanto le si op-pone, quanto alcuni per avventura si persua-dono. Perchè lo stil grave e nobile non ècosì fìsso e determinato, che non possa ascen-dere e discendere per più gradi, ed essereora più nobile et or meno ; e conservandosempre la nobiltà , farsi però pivi vicino oraall’ umile ora al mediocre ; anzi dovrà essofarlo, se non per altro, cei’tamente per Sfug-gire la sazietà ; nè potrà meglio, nè pm giu-diciosamente variarsi, che adattandosi allamateria, che nel poema epico dovrà essereaneli’ essa varia. Io voglio dunque che il poetaepico osservi per tutto la dignità e il decoro,eziandio là dove la materia si abbassi finoalla viltà ; che, oltre che dovrà fermarsi inquei luoghi il men che può, dovrà anchetrattargli per modo, che essendo la materiabassa e vile, non paja basso e vile ancor egli;e sempre avrà in mente la grandezza di quel-l’argomento che egli prese fin da principioad esporre, e ricorderassi di quel Dio cheegli invocò.
Per quanto dunque avviliscasi la materia ,non dovrà avvilirsi il poeta ; e farà come vuolfarsi nell’ egloghe, dove imitandosi i pastoriche tra lor parlano , se ne imita la sempli-cità e l’innocenza, non la goffaggine, nè laviltà; e si dà loro quella gentilezza e quellagrazia che non hanno. Così il poeta epico,dovendo talora espor cose vili, cercherà didar loro quella nobiltà che non hanno; eimiterà i bei parlatori, che ricordar volendole cose abbiette, le nominano nobilmente,. e