QUARTO. 2Q7
In questi luoghi certamente non è gravitàniuna ; nè la materia forse lo richiedea ; laqual però, essendo pietosa e lacrimevole, nèmeri richiedea quei tanti scherzi, de’ quali ilminore è quello de la nemica amante; machi potrebbe soffrir quello:
Sani piaga di strai piaga d amore,
e gli altri ? Ma la materia avendo tratto ilTasso fuori dello stil grave , non potè egli poicontenersi di trascorrere ove F ingegno suonaturalmente il portava , cioè a raccogliere ifioretti del dire, de’quali quanto si compia-cesse, può vedersi ancor nell’Aminta. L’A rio-sto fu vinto anch’ egli assai volte dalla mate-ria, che lo fece cadere in viltà e buffonerie,e perdere affatto la grandezza e la nobiltàdello stile ; la qual però chi potrebbe aspet-tarla in materie tali , quali son le pazzie delpaladino, o la favola dell’ostiero?
Io son dunque d’opinione che debba il poe-ta, volendo comporre alcun poema che siadegno di essere chiamato epico -, debba , dico ,tener lo stile grande e nobile, sempre chel’argomento il comporti, e debba scegliereun argomento che il comporti sempre: chese gli avverrà d’avere scelto un argomentobasso in alcuna parte o leggero, e vorrà inessa fermarsi e dilettarvisi, come il Tasso eF Ariosto hanno fatto, bisognerà pur conce-dergli che adatti alla materia lo stile, e de-ponga di tanto in tanto la gravità. E in quelcaso io loderò lo stile, non loderò la materia.
E dico , che non loderò la materia, non già