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verso per modo, che senza guastarne la mi-sura nè delle sillabe nè degli accenti, anziinducendo un assai bel suono, par tuttaviache si sieno disposte da loro stesse, e ve-nute ciascuna al suo luogo naturalmente esenza veruna fatica, come in quelli del Pe-trarca :
Quanta invidia ti porto , avara terra.
Io mi soglio accusare, et or mi scuso.
Levommi il mio pensiero in parte, ov era.
I dolci colli, ov J io lasciai me stesso.
che sono i primi versi d’altrettanti sonetti,e pajon fatti dalla natura istessa, senza cheU poeta vi abbia posto cura. E certo se que-sta disposizion così commoda di parole è ne-cessaria quasi da per tutto, a me pare chesia necessariissima ne’principii delle canzonie de’sonetti e di ogni altro componimento;imperocché, siccome dispiacerebbe un dan-zatore , se i primi passi che fa, mostrasse difargli stentatamente ; anzi vuoisi che gli fac-cia con tanta scioltezza e facilità , che pajache non vi pensi; così il poeta entrando averseggiare, dee farlo per modo, che non ap-parisca lo studio, e paja che il verso gli siavenuto, per così dire, a caso. Nel che è statoil Petrarca , a mio giudicio, felicissimo. Nontanto il Bembo; perchè, a dir vero, quel primoverso,
Se in me, Quirina, da lodare in carte,
parmi che abbia dello stento, e che le pa-role vi stiano a disagio ; benché nel secondo
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