Band 
Volume I.
Seite
369
JPEG-Download
 

QUINTO. 36g

verso per modo, che senza guastarne la mi-sura delle sillabe degli accenti, anziinducendo un assai bel suono, par tuttaviache si sieno disposte da loro stesse, e ve-nute ciascuna al suo luogo naturalmente esenza veruna fatica, come in quelli del Pe-trarca :

Quanta invidia ti porto , avara terra.

Io mi soglio accusare, et or mi scuso.

Levommi il mio pensiero in parte, ov era.

I dolci colli, ov J io lasciai me stesso.

che sono i primi versi daltrettanti sonetti,e pajon fatti dalla natura istessa, senza cheU poeta vi abbia posto cura. E certo se que-sta disposizion così commoda di parole è ne-cessaria quasi da per tutto, a me pare chesia necessariissima neprincipii delle canzonie desonetti e di ogni altro componimento;imperocché, siccome dispiacerebbe un dan-zatore , se i primi passi che fa, mostrasse difargli stentatamente ; anzi vuoisi che gli fac-cia con tanta scioltezza e facilità , che pajache non vi pensi; così il poeta entrando averseggiare, dee farlo per modo, che non ap-parisca lo studio, e paja che il verso gli siavenuto, per così dire, a caso. Nel che è statoil Petrarca , a mio giudicio, felicissimo. Nontanto il Bembo; perchè, a dir vero, quel primoverso,

Se in me, Quirina, da lodare in carte,

parmi che abbia dello stento, e che le pa-role vi stiano a disagio ; benché nel secondo

ZtANOTTI F. M. Voi. I. 24