QUINTO. 3^ I
\edete anche molti prmcipii del Casa , comele parole vi sono naturalmente disposte :
L’altero nulo, ov io sì lieto albergo.
Son queste , Amor , le vaghe treccie bionde.Già non potrete voi per fuggir lunge.
Ben mi scorgea quel di crudele stella.
ed altri, ove pare che le parole sieno andatea collocarsi ognuna nel suo naturai luogo. Equesto io vorrei che si osservasse diligentis-simamente almeno ne’primi versi del sonet-to; perchè ne gli altri un qualche stento ditanto in tanto non mi dispiacerebbe ; nè iodisapproverò gran fatto quel quadernario delCasa :
Pero chè ’n questo Egeo , che vita ha nome,Puro aneli io scesi , e ’n queste de l’amaroMondo tempeste , ed elle mi gravaroI sensi e l’alma ? ahi! di che indegne some.
ancorché quelle parole ’n queste de l’amaromondo tempeste mostrino di star con fatica.Voi vel poirete vedere in quel bel sonettoche incomincia :
Già lessi, et or conosco in me, sì come;
dove tutto il restante è bello, e forse è belloancor quello che a me piace meno ; perchènon bisogna poi scrupoleggiar tanto; nel chetemo di peccar io stesso molte volte.
Dalle parole, e dalla collocazion loro nascequel suono che si sente ne’ versi, di cui bi-sogna tener gran conto, perciocché servegrandemente al diletto; e teugon conto d’un