QUINTO.
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Senuccio, 1 vo che sappi, in qual manieraTrattato sono, e qual vita è la mia;Ardomi, e struggo ancor, coni io solia;Laura mi volve ; e sonpur quel eli V ni era.
Quello poi del secondo e :
Geri, quando talor meco s adira
La mia dolce nemica eli è sì altera,
Un conforto ni è dato, ch’io non pera,Solo per cui virtù l’alma respira.
Per quanto però lo stile voglia in questi so-netti esser umile, non é che egli non debbatratto tratto adornarsi, et innalzarsi talvolta,secondo che l’argomento o la sentenza il ri-chiede. Il che veggiam farsi anche nelle let-tere de’ valenti uomini ; e voi avrete vedutoin quelle di Cicerone , come egli spesso fanobile e grande lo stile, e si ricorda di es-sere Cicerone . Che se ciò si fa nelle lettere^tanto più voglio che si faccia ne’ sonetti chetengon luogo di lettere, ma pur sou sonetti.E dove il sentimento richiegga qualche gran-dezza di stile , dovrà il suono dei verso con-formarsi a quella grandezza, et ingrandirealcun poco ancor egli : sebbene il suono pia-cerai che sia per lo più soave, e qualchevolta però paja affatto negletto, cosi cheniente di studio nel sonetto apparisca, e mo-stri di essere stato scritto quasi in fretta. Ecerto -questa fretta sta bene eziandio nellelettere , ove non porti oscurità, e sia accom-
{ lagnata da una somma purità di lingua, comea veggiamo sempre essere nelle lettere di