PREFAZIONE
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VI
FRANCESCO TIBALDR
J- o non credo che sia alcuno il qual nonsappia come fosse ricevuta da quei grandissi-mi , et oltre ogni credere cortesissimi, lette-rati di Roma V orazione che il signor Fran-cesco Maria Zanotti recitò quest’anno inCampidoglio in lode della pittura, della scol-tura e della architettura; e quanto, essendopoi uscita alle stampe, sia stata da molti inmolte parti d’Italia desiderata. Nè io però,a dir vero, la estimo tanto per questo, quantoper averne fatto nascere altre due, che sonograndemente desiderate esse pure. Imperocchéavendo il signor Zanotti nell’ orazion sua presaa sostenere una proposizione altrettanto ma-gnifica, quanto nuova e maravigliosa, et aven-dovi dovuto per ciò adoperare molta sottigliezzae molta arte; non è mancato uno, il qual,compiacendosi della quistione, ha credulo chebella cosa sarebbe impiegare altrettanta sotti-gliezza ed altrettanta arte a confutare V ora-zione di lui, componendone una seconda tuttacontraria a quella. La stessa vaghezza ha poi