412 orazione
sono, ma sol tanto proponendo a’nostri oc-chi certi lineamenti e certi colori che ci ri-ducono alla mente quelle tali passioni e quelletali virtù; e fanno che noi ce ne ricordiamo,così che ci par non. sol di conoscerle e rav-visarle , ma talor anche di sentirle. E di qualaltra maniera (Dio buono!) vorremmo noiche ci si rappresentassero tali cose? Vorremmonoi forse vedere il colore della virtri, chenon ne ha niuno? Vorremmo noi forse ve-dere quai sieno le mani, le braccia, i piedidella giustizia, della lealtà, della fede, e dellealtre forme universali ed astratte? le quali seil prestantissimo artefice ce le riduce allamemoria, e ce le fa ravvisare con la mentee conoscere, quantunque non ci mostri quellefigure che hanno, perciocché non ne hannodi sorte alcuna, a me pare eh’ egli le rap-presenti d 7 una maniera perfettissima. Che sea far ciò più comodamente, le veste di unqualche corpo, con cui esse abbiano rela-zione alcuna, e le abbellisce di colori e d’al-tri ornamenti stranieri, non perciò toglie adesse la nativa loro bellezza, ma gliene ag-giunge una nuova. Leggesi che Platone erasolito di dire, che se la virtù si fosse mo-strata agli occhi del corpo, avrebbe infiam-mato tutti gli uomini del desiderio di seguirla.Il che dicendo, ben mostrava l’acutissimo fi-losofo , quanto a lui fosse piaciuto, e quantobene sarebbe stato che la virtù pigliasse al-cuna forma corporea , e si vestisse di alcuncolore ; senza che non potrebbono gli occhidel corpo sperar giammai di vederla. Nè