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Volume I.
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432
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432 ORAZIONE

se luno non scemasse le proprietà e le per-fezioni dellaltro, e non le legasse e strin-gesse , sarebbe egli bensì ogn un di loro piùperfetto, ma non più perfetto ne sorgerebbeil composto. Non volle dunque la natura, al-lorachè creò luomo, produrre un perfettis-simo spirito , un corpo perfettissimo, maun perfettissimo uomo ; in cui se lo spiritoperdesse alquanto di 'sua nobiltà, congiun-gendosi alla materia, altrettanto ne acquistassela materia, congiungendosi allo spirito. Diche certamente non sarebbono stati contentigli spiriti più sublimi, e molto meno le formeuniversali ed astratte, che non vogliono esserlegate ristrette da verun corpo, e se nesdegnano. E come mai venne in capo a co-testo vostro Oratore di dir che Platone desi-derava che la virtù si facesse corporea peresser veduta da gli occhi nostri ? Chi mai puòcredere in così gran filosofo un così pazzodesiderio ? Poiché se la virtù diventasse ellastessa un corpo, e così venisse a cadere sottoi nostri occhi, cesserebbe di essere la virtù ;e se ad alcun corpo si congiungesse, non perquesto potrebbe ella vedersi, come non pos-son vedersi le anime, benché si veggano icorpi a cui sono congiunte. Desiderando dun-que Platone che gli occhi umani vedesserola virtù, non desiderava già egli che la virtùdivenisse corporea, come lOrator vostro di-ceva, ma piuttosto che gli occhi umani vederpotessero le cose incorporee ; e voleva in-nalzar la vista degli uomini, non abbassar lavirtù. Sebbene chi di voi non si accorse