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che altro non fu che uno scherzo tutto queltratto di orazione, ove il vivacissimo Oratore,quasi fosse allora dal ciel disceso, e veduteavesse le universali forme ed astratte, e ra-gionato e trattenutosi lungamente con loro ,vi assicurò del godimento che hanno di ve-dersi divenir corporee su le nostre tele e neisassi, e ringrazionne perciò i pittori e gliscultori da parte loro. E che altro fu questo,se non che un dileggiar le belle arti e bur-larsene? La qual cosa se non mi avesse gran-demente commosso per quell’affetto che ioho a tutti voi, e per quella riverenza infinitacon la quale io ho sempre venerate le artistesse, io vi confesso che non mai mi sareiindotto a parlare contro un così accorto ecosì artificioso Oratore. Ma io ho creduto chel’onor delle belle arti e il vostro desiderassepure e dimandasse che alcun di noi aprissebocca e rispondesse. E come poteva egli sof-frirsi che un uomo venuto poc’anzi di Lom-bardia volesse imporre tante fallacie al ro-mano popolo , spacciandole nell’ augusta saladel Campidoglio, dinanzi al più nobile e piùvenerabil consesso dell’universo ? Di che iocredo che le pareti stesse si offendessero, ele pitture che qui d’intorno veggiamo, e imonumenti e le inscrizioni e le immagini sene sdegnassero ; e son sicuro che i vostriScipioni e i vostri Cesari, e tutti gli altrigloriosissimi avoli vostri, se qui fossero dovesono le statue loro, benché molto di esse sicompiacessero, sarebbonsi tuttavia grande-mente adirati in udendo che più debbanoZanotti F. M. Voi. I. 28