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Volume I.
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437
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TERZA. 437

le belle arti e deprimendole. E lo stesso certoha creduto anche quel gravissimo Oratore, ilquale non si sarebbe per così lungo tempotaciuto, averebbe per conto niuno volutopartirsi di Roma , come pocanzi ha fatto,senza prima difender se stesso e le ragionsue; ma conoscendo egli, e vedendo trattarsiin ciò più tosto la causa comune che la suapropria, tanto a lui convenirsi di difen-dere F orazion sua, quanto a voi di sostenereil giudicio vostro, ha creduto sempre di do-ver aspettare che alcun di noi rispondesseanimosamente allAvversario, che per ciòavessimo di lui bisogno. E certo, quantunqueegli avesse potuto tarlo più comodamente diogni altro , non è per questo che non debbaper noi farsi a qualche modo ; e dobbiamoanzi rendergli grazie, che non avendo eglivoluto entrare in questo larghissimo campo,labbia lasciato tutto libero et aperto aglin-gegni nostri. Io crederò dunque di far cosanon meno a lui che a voi grata, e agli ec-cellenti professori delle belle arti gioconda,e a questo onorevolissimo luogo sommamenteaccomodata, se io vi mostrerò che quelle ra-gioni che furono dal saviissimo Oratore incommendazione delle belle arti addotte, eche furono estimate da voi verissime e fer-missime , così appunto sono, coinè voi leestimaste, facendo apertamente vedere chetutti quegli argomenti con cui ha voluto lAv-versario torle di mezzo e distruggerle, sienofalsi, e insussistenti e nulli. Il che facendo,non vi sarà melesto che io richiami di tanto