438 orazione
in tanto alla memoria sì quello che il primoOrator disse, come quello che l’Avversariogli oppose; acciocché, conosciute le ragionidell’ uno e dell’ altro, meglio conoscer si possala Verità,
Nè io mi fermerò lungamente sopra quellodi che l’Avversario in primo luogo si dolse ;e ciò è , che il lodatore delle belle arti avessevoluto lasciar da parte tutte le lodi che lorsi convengono per cagione di quella utilitàche recano alle altre scienze ; e in vece didirle, le avesse trapassate con una preteri-zione, quasi il trapassarle a questo modo nonfosse una maniera di dirle. Nel che vedetequanto poco giudicio mostrasse l’Avversario ;il quale essendosi di ciò doluto, si dolse pocoappresso che tali lodi si fossero per la me-desima preterizione oltre ogni misura, e so-pra quanto possa mai credersi, amplificate.E quindi estenuandole egli poscia, e depri-mendole e riducendole quasi a nulla, nonpotè mai intendersi, perchè dunque s’avesseegli a dolere che l’Oratore le avesse tutterinchiuse in una preterizione, paréndo questaancor troppo ampia per tanta piccolezza. Seb-bene , cui darà egli ad intendere che il gio-vamento che traggono dalle belle arti le di-scipline quasi tutte, sia così piccolo e leggero,e non più tosto grandissimo e sommo ? Ma,dice egli, sono molte scienze così disgiuntedalla materia , che par non possano giammaiaver bisogno nè della pittura nè della scol-tura. Quadro a quelle poi che ne hanno bi-sogno (e alcune ne han bisogno grandissimo,