LETTERE 485
avesse, me ne avrebbe scritto senza dubbio,ed aiiclie me ne avrebbe sèri I to Morgagni chegli suol esser compagno in simili osservaziorni. Ma io so che il Poleni è stato malato; equesta forse è la cagione che egli non hapotuto por 1’ animo alla Luna . Se 1’ abbia po-sto al Sole nel dì che avrebbe dovuto suc-ceder P ecclisse parziale in Padova , il saprò ;che di questo precisamente gli scrissi quando'gli mandai P osservazione dell’ ecclisse vostra :sopra la quale questa mattina il sig. Dott.Bianchi, che è qua venuto da Rimino , mi haparlato, rallegrandosi che voi costì due no-velli astronomi abbiate ritrovato, i quali almondo non erano ancor conosciuti ; e s’èmaravigliato che nel nominargli si sia datoloro il primo luogo, e l’ultimo a voi. Maiogli ho detto che credo, voi stesso avere stam-pato P osservazione, ed aver dato in quellail primo luogo agli altri, siccome in casa vo-stra. Esso sig. Bianchi sta bene ; vi saluta ,e si trattiene qui parecchi giorni. Lui insiemecol sig. Abate Battaglini, degnissimo ed or-natissimo giovane, proposi all’Accademia gio-vedì , e gli accettammo amendue ; di che scrittovi avrà il vostro Eraclito , che io amo tantoche posso dirlo anche mio. Di Checco altronon vi scriverò , che gli ultimi ordinar) nonne ho avuto novella : e s’egli vi ha scritto,come nella vostra de’io mi significate, forseche ne avete novelle niente men fresche dime. Io credo che martedì mi porterò a Ve-nezia , e non lascierò di sgridarlo del suo si-lenzio ornai troppo lungo e fastidioso. Ma ip