BEtt’ABATE GOLT 699
concederà di seguitare 1’ opinion più comune, ecredere, la poesia essere fatta per persone diqualche intelligenza e di virtù mezzana, lequali cerchili ne’versi diletto e sollazzo; eperò gli argomenti più proprj alla poesia do-vere generalmente esser quelli che più a cosìfatte persone si adattino.
Vuoisi ben anche che la poesia, per mododi dilettar gli uomini, quasi senza che essisene accorgano, gl’induca a virtù, e quantopuò gli renda migliori. E così generalmentefanno i poeti savj e costumati. Perchè i co-mici volgono il vizio in ridicolo; i tragiciavvezzali l’uomo a sentir dispiacere del malealtrui; gli epici aecendon gli animi con l’esem-pio delle belle e magnanime azioni. E se ilirici mostrali talvolta non pensar altro cheal diletto, ove esso disonesto non sia, ciòloro si comporta per la brevità de’loro com-ponimenti; che invero dura cosa sarebbe ilnon poter comporre quattordici versi in loded’un ballo o d’una caccia.
Ma torniamo al N. A. Avendo egli propostele tre sopradette specie di argomenti, entra adire degli scientifici; e vuole che sia massi-mamente proprio del poeta insegnar la scienzae le arti, e questo essere un fonte di quelsublime poetico che rapisce. Per provar ciò,comincia subito dal voler convincer d’erroredue opinioni che egli attribuisce al Castelve-tro. La prima si è , che la poesia sia fatta pergl’ ignoranti ; 1’ altra si è, che non debba ilpoeta mai , nè per incidenza pure, dir cosache abbia dello scientifico, A dimostrare la