SCELTE «33
XII
Per le nozze, del dottor Giambatista Morgagni.
Ben poteo giù nel cavo atro recintoDe’ morbi il mio Morgagni oltre trascorsoTurbarlo , e di scienza armato e cintoRecar novo a le genti alto soccorso 5
Ma fuggir già non valse il fero morso
D’Amore. E tal fu Apollo anch’egli vinto,Quando a seguir d’una sdegnosa il corsoFu da un caldo d’amor desio sospinto 5
Et ella del paterno almo Peneo
Giunta a le sponde, ah non ha ver, diceajE più tosto cangiarsi in arbor volse.
Non già questa così : che al fin cadeo
Stanca 5 e il vago garzon , che la premea ,Giunse j et ella sorrise, e in sen l’accolse.
XIII
Al dottor Jacopo Bartolommeo Beccavi.
Signor, che aprendo e discoprendo vaiLe vie dell’ uman corpo a parte a parte,
E le fibre ne mostri, e il loco sai
U’ l’alma siede, e donde eli’ entra e parte ;
Dov’è che alberga Amore , e dove maiSta Gelosia , che seco il regno parte?
Nel cuor? Com’è che in sì picciola parteSì gran mostri abitar possali giammai?
Ma dimmi : puossi egli trovar l’indegnoLoco ove Morte in noi vien co’ suoi crudiMinistri, e del venen suo ne riempie?
Io so ben , Signor mio, tale è il tuo ingegno,Che o tu il trovi, e con ferro e foco il chiudi,0 giammai nostra speme non s’adempie.