(XI)
Nè fu questa la prima volta che genti cos'i fatte si nisola : molte le guerre che sostennero , sia per divenirnevedesser fra noi. Poiché troviamo scritto da Ammia.no signori, sia per difenderle dalle armi di altri potenti: mol-Marcellino che intorno all’anno 333 i servi de’Sarmati ti pure i maneggi diplomatici fra’ loro stati e que’d’ Ita-concorsero ad ammutinarsi contra i loro padroni, e li a- lia : ed infinite le occasioni, in cui gli uomini delle duestrinsero ad emigrare dal paese nativo. Costantino il gran- genti dovetter porsi a contatto,de raccolse codesti fuggitivi, i quali montavano al nume- X. I Francesi , gli Spagnuoli e gl’ Inglesi.
ro di più che 3oo mila: e li parli fra l’Italia, la Tracia , E troppo noto agli eruditi , come antico sia lo sfor-
la Grecia e la Macedonia . zo della nazione Francese per signoreggiar le nostre terre;
Vili. I Normanni. Si pretende che ancor essi abbia- a quante irruzioni impetuose e combattimenti ed assediino avuto il natale su le sponde del Baltico , in quella abbia dato motivo ; e quante volte coronato da gloriosoferace Scandinavia che il Iornandes a chiamata quasi successo sia stalo poscia vinto dall’ avversa fortuna. NonoJJì.cinam gentium et vaginam nationum. Grandi furono le evvi uomo colto che ignori le spedizioni di CarlomAgno ,uccisioni i saccheggi e gl’incendii , con cui questo popo- di Carlo Vili, di Luigi XII. e di Francesco 1. in Italia ,lo feroce desolò la Germania , la Francia, la Spagna e per tacer le piu recenti , di cui siamo stati testimoni. El-l’Inghilterra. I loro crudi costumi furon mitigali d’assai la è notizia pur ovvia che dal 1266 al i44 2 il nostro Re-sotto l'impero di Rollone che stabilissi in Roano, e che gno fu padroneggiato da monarchi francesi della casa d’in un punto fu politico , legislatore e guerriero. Diven- Arigiò. Nè oserei d’ investigare se tutte queste invasioniner anche migliori, allorché i Normanni acquistarono del- sien forse equilibrate dal lungo e duro dominio che i no-ie possessioni in Italia. Ma non inai la loro condotta fu stri antichi Romani esercitarmi su le Gallie .
più degna di plauso e le loro geste più splendide, che nelcorso del secolo in cui eglino tennero il regno di Napoli e quello di Sicilia , ed in cui uu principe della loro stir-pe potè scolpir su la lama della sperimentata sua spada;
Appulus et Calaber , Siculus mi/ii servii et Afer.Noi diretti dal loro senno ed istigati dall’ esempio del lo-ro coraggio, divenimmo conquistatori di Borenti provin-ole; le nostre (lotte spaventarono i dominatori di Oriente:demmo alle crociate un gran numero di capitani famosie di prodi soldati : demmo ad Antiochia de’principi chesi levaron allo per fama e di prudenza e di forza : spe-dimmo delle merci in Egitto ed in più lontane regioni :avemmo una scuola di medicina , la cui riputazione siestese al di la de’ mari e de’ monti : elevammo edificiimagnifici , che presso di noi attestarono il progresso del-le arti ; ed intuonammo i primi modi del verseggiare ita-liano . Quindi avvenne che per lungo tempo ogni poemascritto in questa lingua si disse fatto in Siciliano.
IX. Alamanni , Svevi, Tedeschi .
Par che gli Alamanni in su ’l principio abbiano avu-ta dimora sulle rive del Danubio , del Reno e dell’ El-ba (33). Giusta il raccomodi Ammuso, il padre di Teo-dosio I. Augusto ne spedi moli in Italia , e dette loro acoltivare delle contrade assai fertili in riva al fiume Po .
Vasta era una volta la denominazione degli Svevi.Poiché Tacito dà questo nome non solamente a que’ pò-poli i quali abitavano al di la dell' Elba e pur nella Sar-mazia , ma finanche agli Scandinavi . Una sì grande esten-sione scemò poco a poco ne’ tempi successivi : e la Sve-via fu classificata fra i sei circoli dell’impero. Esso eralimitato al settentrione dalla Franconia , e dal Circolo e-lettorale del R.eno, al mezzo giorno dalla Svizzera , al-l’oriente dalla Baviera , ed al ponente dal Reno che il se-parava dall' Alsazia . Il circolo , cui dava il nome , rin-chiudeva il ducato di Wurietnberg , il margraviato diBade, i principati di Hohen-Zollern, di Oettingen , diMindelheim, i vescovadi di Costanza e di Coira , molteabbadie , molte contee ed alcune citta libere. Da così fattecontrade partirono quegli Svevi che per attestato di Pao-0 Iacono preser parte nella spedizione dell’armala de’ongo ardi in Italia . Altri Svevi giunser fra noi, allor-c le principi d e l] a loro razza dominaron la Sicilia ed ilre D uo 1 r apoli. La ] or tji nas ti a ebbe principio nel 1 tg 4per opera di Arrigo VI . Acquistò molla fama sotto Fe-derigo II. : e nel 1266 terminò su'l campo di Beneven-to con 1 infelice e prode Manfredi *
Anche in epoche più recenti è avvenuto che uomini1 stirpe germanica SÌensi impadroniti delle redini del no-stto governo. Poiché dòj>§ averle tenute l’imperadore Car-1,0 . ed i suoi successori spaguuoli ; asse cadder nelle
mani dell’imperador Carlo VI ; e vi restarono dal 1707j. furono intanto le pretensioni de’ monarchi
1 quella dinastia ,pur su di altre contrade della nostra pe-
Ancor le Spagne soggiacquero alla loro signoria : edancor esse anno spedito ne’ tempi successivi de’ dominatoriall’ Italia. Si può noverare fra questi i monarchi Arago-nesi che dal i44 2 a! i5oi furono al governo di Napoli ,e gli alili più propriamente detti Spagnuoli che ne occu-parono il trono fra il 1 5o-j. ed il 1707 . Dopo il corto in-tervallo di soli 27 anni un sovrano della loro razza, l'au-gnsio Carlo HI. ricomparve ancora fra noi : e sembròinviato dal cielo per mostrare in qual guisa le virtù regiedi un principe sien capaci di cicatrizzare le piaghe pro-fonde che una serie di viceré abbia aperte in uno stato.
Io non credo che gl’ Inglesi abbiati restituiti all’ Italia i crudeli trattamenti che a detto degl’ istorici ricevelterda’Romani. Ma se poco an guerreggiato nelle nostre con-trade; vi an sostenuto per lo meno un esteso commer-cio. Una vasta compagnia della loro nazione infestò purenel secolo XIV. le citta della nostra penisola. I grandiuomini che negli scorsi tempi si sono elevati fra loro , cde 1 quali alcuni an meritato di esser salutali maestri delgenere umano , an dovuto ancora diffondere con le lorodottrine 1’ amor del loro linguaggio. Nè ad introdurlo inItalia an poco ancora influito i tanti illustri viaggiatori chela gran Brettagna ci a inviali sia per sentire l’influenzadel nostro cielo benigno , sia per intenerirsi su’ monumen-ti della nostra antica grandezza.
XI. Gli Arabi ed i Turchi.
Gli Arabi altrimenti delti Saraceni edAgareni, occu-parono nel nono secolo non solamente la Sicilia , ma al-cune citta della Calabria . Ritenner essi quell’isola per fi-no al secolo decimoprirno e ne furono in fine scacciatidal potere normanno .
Molto prima di questo tempo eran divenuti padronidi quasi tutta la Spagna : ed allettati dal commercio, essiavevan fin d’ allora frequentata 1’ Italia . Ma più ancoracon le lettere che con le merci e con le armi avevan sa-puto diffondervi il loro linguaggio. Poiché quasi divezza-ti dalla lor barbarie nativa per opera del famoso lor Ca-liffo Almamone che nell’ B 1 4 di® principio al suo regno,atlinser quindi dalla Grecia la cognizion delle scienze , ene divenner maestri. Un di essi per nome Costantino ,il quale era nato in Cartagine , e che abjurando il Mao.metlismo , era divenuto anche monaco in Monte Casino ,è da noverarsi tra coloro , i quali più contribuirono ad il-luminar le nostre regioni. Molti poi furono i dotti che sidistinsero in Italia nella lingua e scienza degli Arabi. Mavanno allogali fra’primi Gherardo Cremonese, famoso a-stronomo e medico del secolo decitnosecondo , e que 1 ©Itenel decimoterzo volser dal greco o dall’ arabo in latinoscolastico i libri di Aristotile per comando dell’ irjupera-dore Federigo II. Si sa pure che dopo il mille uu talCampano Lombardo si occupò a tradurre dall’ arabo glielementi d’ Euclide . Gli eruditi in fine si attristano su ’lgran numero degl’ italiani che adottando anche gli erroried i delirii degli Arabi , si detter tutto allo studio dell’ a-strologia e dell’ alchimia.
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(33) Encycl.