(XII)
E d’ avvertire che le crociate in cui tanti de 1 nostriprodi ebber tanta parte e sì illustre , cooperare» d’ assaia mescolar la loro lingua con quella degli-Arabi. Ma al-Jorcliè questi famosi adoratori di Maometto furon soggio-gati da’Turchi ; allorché i barbari di cui parlo , impose-ro il loro giogo c tante genti europee , ed a tante altreil minacciarono : non è da dire quanti uomini delle no-stre contrade ® superali nelle guerre, o incontrali ne] cor-so de’ viaggi marittimi , o rapili nelle spiagge furon co-stretti a languire nelle loro catene. Onde concepir la mol-titudine di così fatti infelici, è sufficiente il ricordare cheil solo Carlo V., espugnata la citta di Tunisi , vi trovòintorno a 22 mila schiavi Cristiani, e si affrettò a liberar-li. Il re delle Sicilie Ruggiero assai prima aveva rendutoil servigio medesimo a gran numero d’italiani specialmen-te suoi sudditi : e di tratto in tratto è avvenuto ne’ tem-pi successivi che i nostri accostumati alla ferrea tiranniaed alla lingua di que’ tristi, abbian riveduta la patria , e leabbian recala una parte de’ vocaboli appresi nel tempo delservaggio.
capitolo v.
JiisuUamcnli delle nozioni isloriche contenute nelprecedente capitolo •
E ora facile determinare quali sieno le lingue che deb-ban venire consultate , onde scoprire 1’ etimologie dellevoci italiane.
I. Il Muratori crede a ragione che malgrado il de-corso del tempo e l’atlrito successivo di tanti idiomi stra-nieri , siensi ritenute fra noi delle parole appartenenti a’nostri Aborigeni ed in conseguenza antichissime (34)- Nonso dunque perchè il grand’uomo sia poco disposto ad am-mettere che una moltitudine di vocaboli a noi recali poste-riormente da conquistatori o coloni, di cui parlammo la lin-gua , abbia potuto conservarsi : ed egli stesso di volta involta è costretto a rivolgersi ora all’ idioma degli Ebrei ,ed ora a quello de’Greci, onde rinvenire l’origine di al-cune voci italiane.
II. Gli autori inglesi della istoria universale , tenen-do dietro alle scoperte di molti insigni eruditi; non an du-bitato di affermare che i Fenicii si servivano della linguaebraica la quale fu quella degli antichi Cananei ; e chenello scrivere adoperavano i caratteri Samaritani (35).Uno de’ più dotti Enciclopedisti va fermamente persuasoChe la lingua di Abramo s' incorporò intimamente a quellade' Fenicii e formò la lingua di Mosè , che senza dubbioper questa ragione la scrittura chiama talvolta la linguadi Canaan (36). Egli crede di trovarne da per tutto ivestigli nelle nazioni prossime all’ Oceano ed al Mediter-raneo, alle quali le colonie di quel popolo commerciantesomministrarono la loro lingua. In conseguenza l’ebraicaà speciale diritto a venir considerata, come una delle ra-dicali , e perchè una volta fu parlala in alcune contraded’Italia , e perchè si è mantenuta sempre viva sia per1’ influenza della religione, sia per lo soggiorno di coloro,4’quali è nativa , nella nostra penisola.
III. I Greci che prosperarono sì lungamente fra noiassai dopo de’ Fenicii; che si moltiplicarono in tanti statiSÌ popolosi e sì floridi ; che vinti ancora da’ Romani ,furon loro maestri ; che contrastarono per lungo tempo a’barbari del settentrione la signoria di talune fra le nostrecontrade ; che ampiamente pagarono 1’ ospitalità ricevutain Italia con le cognizioni preziose, di cui le furon veico-lo ; eli’ ebber comuni con noi i principi - ! fondamentalidella nostra credenza ; che appropriaron quasi a sè stessiil codice augusto della nostra , facendone nella lor linguala traduzione più celebre ; e che ne’secoli più barbari eb-ber fra noi ammiratori e cultori ed amici ; come mai nonavranno influito a formar buona parte del nostro linguaggio?
(34) Dìssert. 33.
(35) Istoria de' Fenicii cap. IF.
(36) Hébra'ique (/angue)
È da confessare che molte tracce della loro favellaed assai più della ebraica , e più ancora di quella che inostri Aborigeni parlarono avanti la venuta delle colonieed avanti 1’ occupazione romana , saranno state cancella-te dal severo e lungo dominio della lingua latina. Ma èverisimile che pur molte siensi conservate fra’) popolo, edabbian tornalo a mostrarsi nelle pubbliche scritture, quan-do la favella cortigiana è venuta mancando. Sono poi sta-te rinnovale dagli Ebrei e Greci nativi , co’quali abbia-mo avuto commercio , ed ancor più da’loro libri. Ciò peraltro non a impedito che gran parte delle radici del no-stro idioma appartenga al latino.
IV. Per attestato di Strabone i Traci , i Geli ed iBaci aveano un solo linguaggio : e non era questo diver-so , se non forse per dialetto, dal sarmatico o scitico (3^).L’ Appeudini a poi mostralo con molli e gravi argomenti,che quest’ ultimo coincideva co ’l linguaggio degl’ Illirii ,il quale forse nel seguito divenendo più colto ; è al pre-sente riguardato , coinè la specie più pura del genere sla-vo (38). Or siccome i Celti che abitarono sì lungamenteP Italia , provvenner dalla Scizia ; siccome è fermo nellaistoria che genti uscite dalla Tracia o direttamente dal-1’ lllirio abbiano occupate talune delle nostre contrade ; sic-come oriundi dalla Scizia furon per avventura anche i Go-ti che per certo periodo di tempo regnaron su di noi; sic-come dopo di loro ed insiem co’ Longobardi a noi ven-nero i Sarmati che anche in altre occasioni avean pene-trato in Italia ; siccome appunto nelle sedi già occupaleda costoro ed al presente comprese nella Polonia e nellaRussia l’idioma comune è tuttora lo slavo ; siccome il par-lari ben anche gli abitanti della Bulgaria , donde pure usci-rmi de’ barbari ad impinzare le file degli stessi Longobar-di ; e siccome in fine annoverati tra’popoli slavi sono statigli Eruli e i Rugii che anche prima di costoro ebber sog-giorno in Italia ; così non può mettersi in dubbio che ungran numero di parole appartenenti allo slavo ovvero al*1’ illirico debb’essersi introdotto nelle nostre regioni , ed an-che ora far parte del nostro linguaggio.
Sembrerà , lo temo , a taluno che nel sistema anziesposto troppo di antichità e di estensione venga forse con-ceduto ad un tale idioma; e che basti crederlo sparso da-gli Slavq propriamente delti che furon progenie de’Sarma-ti , i quali fra il quinto e’1 sesto secolo inondarono la Ger-mania , e che poscia si recarono ad occupare l’Iilirio. Mai movimenti tardivi di quest’orda conquistatrice non ba-stano a spiegare , perchè tante genti e sì varie abbian di-menticata la lingua de’loro aborigeni, e pur ne’tempi at-tuali facciati uso della slava : e ci resta sempre a pensareche una diffusione sì mirabile sia dovuta ad occupazioni piùantiche e più ampie, come furono per avventura le traci ele scitiche, onde alcuni de' nostri classici an conservato ilricordo. Egli è in fatti a sapere che sotto diverse modifica-zioni la favella illirica s’incontra non solamente ne’ paesipoc’anzi indicati, ma pur nella Dalmazia , nella Bosnia, nellaCroazia, nell’Istria, in gran parte del Friuli , nella Caruiola,nella Carintia, in una sezion della Stiria, nella Misnia , nel-la Servia , nella Boemia, nella Lusazia , nella Slesia, nel-la Moravia , nel paese de’ Petegorzi , nella Germania set-tentrionale al di la dell’ Elba , ove sono ancora sparse lereliquie de’Vandali, nella Moldavia e nella Vallachia (39).Evvi quindi chi a scritto che i popoli , i quali anno perloro idioma lo slavo, tengono la metà dell’Europa e del-l'Asia . Poiché dall'oceano glaciale che si estende per lun-ghissimo tratto al di là de'domimi russi, vati fino al ma-re Adriatico ed al Mediterraneo (4®)- II Pirkheimer ag-giunge che questa lìngua rimbomba ne’monti dell'Albania e dell’Iberia e verso il mare ircano. Ei l'attribuisce a’Cir-cassi , popolo bellicosissimo che imperò per lungo tempoall’ Egitto ed alla Siria sotto il nome di Servi. L’ attri-buisce anche a’Gazari , oggidì chiamati Abgcizari da’Greci,
( 37 ) Strabo lib. 8,
(38) De praestantia et vetustalac linguae lllvrìcae.
(39) I11 quest'oltana Io slavo è misto alla cosi detta lìngua ronW?n
(40) Hofmann in notis ad Res Lusat. Manlu lib. IP , cap. ■ 7