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Vol. II.
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XIV
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( XIV )

orlo, su lestremità. Al postiglione che si fa troppo dap- dare e rimondare ,presso o allorlo di un canale o alla riva di un fiume,si dice pur ora in Germàfcia che non vada so nahe amrande cosi prossimo al margine.

Io non ispinto da predilezione verso lingua veruna òbensì notata somiglianza fra molte parole provenzali e mol-te italiane . Ma mi è stalo facile accorgermi che le une ele alire procedevano allo slesso modo dal latino ovverodal germanico : e quindi ò notata fra esse non relazione

di madre a figlia, ma

di sorella a sorella. Che se nel cor-del nostro dizionario mi avverrà

ti

in vocaboli di cui le regole etimologichea pensare, relativamente amedesimi, in

so della compilazioned 1 incontrarmimi costringanot«tt altra maniera ; non mancherò di rendere al vero que-sto onorevol tributo. Ma altro è che una lingua abbia for-nite alla nostra alcune rare parole; altro è che possa con-tarsi come una delle sorgenti principali di essa , ed an-dar de! pari con la greca , con la germanica e con le al-tre , di cui finora ò discorso.

capitolo vii.

Esposizion del metodo inverso di trovar le lingue radicali.

Anzi tutto é uopo conoscere una verità cardinale infatto di etimologie. Essa è che gli stami primigenii , glielementi essenziali di qualsiasi parola stanno nelle conso-nanti e non già uelle vocali. Con quanta facilezza questeultime possan mutarsi a vicenda e 1 sarà esposto in altroluogo. Gioverà per ora riflettere che non solamente 1 usodepopoli sostituisce successivamente una vocale ad unal-tra ; nia che qualche volta le ritiene in un medesimo tem-po, e le à per equivalenti. Così i Latini adoperavano dicame dicem , faciam e facìem , luciscere e lucescere , ptttri-scere e putrescere , dicundo e dicendo , faciundo e /aden-do. Alla stessa guisa adoperavano homonem per hominem ,labolis per labilis , optumus per optimus , lubido per li-bido. sembrava strano che talvolta scrivesscr plirmaper plurima , volnus per vulnus (45)- In italiano è puranche permesso di dire nascondere e niscondere , italiana -re ed attalianare , asoliere ed usoliere , pretesto e pro-testo , mantice e mantaco , missione e messìone , diventaree deventare , pentito e pentuto , ottenebrare ed attenebra-

re , fuliggine e filiggine ,glesi molte volte scrivono

sigillo e suggello. Di più gl In»e pronunziano e : scrivono

e , e pronunziano i : scrivono oo

e pronunziano il. Pur

nella lingua degli Arabi unesprime per a ed ora per e. Quello che in mezzo-alla pa-rola avrebbe suono di e , su 1 fine vale i.

Su 1 esposte considerazioni è probabilmente fondato ilcostume degli Orientali che si contentan di segnare le so-le consonanti , e che suppliscon le vocali con la loro me-moria ; costume in vero penoso per tutti coloro che ap-prendono i lor diversi idiomi , e da cui sogliono con mol-ta lode allontanarsi i lessicografi a comodila degli studiosi.

Ove dunque si tratti di stabilire la relazione di duevoci spettanti a due lingue diverse ; è di mestieri por meli-le alle lettere consonanti anzi che alle vocali. Se perciò

queste non coincidono } è opportuno sopprimere e notare

ime rie

nostri stenografi.

le parole come usan di fare

Debbe ancora osservarsi che molti popoli prefiggonoo delle semplici lettere o delle particelle superflue alleloro parole. Tali sono , ad esempio , in molte occasionipresso noi Italiani 1 A , la N , la R , e la S. Poiché di-ciamo egualmente artompere e rompere , arrovesciare erovesciare , aspandere e spandere , assecondare e secon-dare , assapere e sapere , attemperare e temperare. Conla stessa proprietà noi possiamo anche dire novare ed in-novare , orpellare ed inorpellare , radiare ed inradiare ,sognarsi ed insognarsi , sozzare vd insozzare , superbireed insuperbire. Possiam dire similmente innovare e rin-novare , guardare e riguardare , lucere e rilucere, mon-

impiccolìre e rimpiccolire. fac-ciamo differenza fra trascinare e strascinare , tramezzaree stramazzare , tralunare e stralunare , trabalzare e stra-balzare , badigliare e sbadigliare , baire e sbaire. Qual-che volta anche il 15 è per noi lettera superflua. Poichétroviamo, ad esempio, bistante per istante , boncinelloper uncinetto ec. L osservazione medesima può farsi inaltre lingue. Gli eruditi in fatti conoscono che talvolta ilver de Tedeschi e spesso il loro be nulla aggiungono enulla tolgono alla parola primitiva. Per verità eglino dico-no bessern e verbessern in senso di emendai e , /lichen everfluchen di maledire , bedecken e decken di coprire ,bedencken e dencken di pensare , bedeuten e deuten dimostrare , beclienen e dienen di servire. altrimentiglinglesi che tanta parte di lor lingua attinsero dalla Ger-mania , 'anno grease e begrease per unger con grasso ,cairn e becalm per quelare , pinch e bepinch per pizzi-care , wail e bewail per deplorare.

Talvolta lettere superflue sintroducono nel mezzodelle nostre parole: e così non facciamo differenza tra buc-cicare e bucciare , tra balbetticare e balbettare , tra bar-bicare e barbare ec.

Finalmente egli è fermo che ciascuna nazione à le desi-nenze sue proprie. Perciò quasi sempre una paiola abbando-nando un paese per condursi ad un altro ; perde alcunadelle lettere , con le quali terminava , e ne acquista dellenuove. La voce barbaros deGreci, diventa barbarus appo iLatini, barbaro appo glitaliani , barbare appo i Francesi, bar-bar appo i Tedeschi . Il famoso nome Alessandro che pur oragli Orientali dicono Jsckender, fu trasformato in Alexandrosdagli abitanti della Grecia , e daFrancesi è detto Alexandre.William deLatini che à partorito il nostro giglio, è conver-tito in lys daFrancesi. Con mutamento quasi eguale jeu-ne , proviene da juvenis, grammaire da grammatica , pierreda petra , nuit da nox , noctis , silencieux da silens, che-veux da capillus etc.

Stabiliti questi lemmi , io suppongo che un Arabo edun Italiano non avendo fra loro comunicazione veruna , oimmediata o mediata ; sìen presi egualmente dal desideriodi esprimere 1 azion dellindugiare. Potrebbe luno servir-si di una sola consonante , e 1 altro di molte. Se entram-bi si appigliassero a quest ultimo partito ; potrebbe 1 unoavvalersi di certa combinazion di consonanti , per esempiola binaria , mentre 1 altro adotta la tripla ovvero la qua-drupla. Ma poiché in fine le consonanti le quali possonounirsi in un solo vocabolo , non posson mai salire ad unnumero alto ; pur allo è il numero decasi , i qualipossono aver luogo in esclusione di quello , che l'uno dedue uomini ne usi tante , quante 1 altro.

S immagini adunque che 1 Arabo scelga la parolaabada , che scritta in un certo modo vale in fatti nella sualingua constilit, subsiitit , perennavit , e che poi scritta inun altro, vai cunctatus , moratus fuitfacere. (46) Toltevia le vocali e la consonante finale, lo schema di questavoce si ridurrà a b. d. Si prenda ora a calcolare qual pro-babilità mai vi sia, perchè anche lItaliano venga non solo atrascegliere le medesime lettere, ma la disposizione medesima.

Onde riuscire in questo assunto, classifichiamo le con-sonanti adoperate dagli Arabi , secondo 1 ordine delle ita-liane , ravvicinando le analoghe. Per esempio , al loro /e,al loro thè , al loro la ed al loro thda non abbiamo altroa contrapporre che la letteva T. Così ancora il nostro Gdee situarsi dincontro al loro gim ed al loro gain. 11 lo-ro cha ed il loro kaph debbon corrispondere al C. Man-cando essi per conti arìo della lettera P ; è uopo unirla alnostro B che più le somiglia. Avremo dunque il quadroseguente :

Consonanti degli Arabi pro-"® nuuziate al loro modo.

Consonanti degl Italiani .

B. P.

BE

( 45 ) Absosii Popmab de usu antiquae locuu lil. duo.

(}6) Scritta con l eHph , vale constilil, siibstlit, perennavit. Scrittacon V ain, vai eunctaius, moratus futi faeere.