( XVI )
ca all’ uomo , per la quale indipendentemente dall’esempiode’ suoi simili o da semplice arbitrio , egli è sospinto adesprimere certe idee con certi suoni. Quali sieno i vocaboliche. possa un tale istinto aver dato alle genti che non usa-rmi fra loro , apparirà dal primo capo della seguente se-zione : e visti allora, se non tutti, almeno i. principali de'modi , in cui può mettersi in azione questo principio vo-cale , mi sarà condonata la parola , coti la quale lo espri-mo , e dtdla quale, in vano ò cercata altra piu breve epiù adatta (49)- È intanto utile avvertire che con ognimaggior cura mi son tenuto lontano da vocaboli di talsorta, alloichò ò fatti que 1 calcoli, i cui risultameuli ò in-cominciato ad esporre.
IV. Comunicazion diretta fra due popoli o di entram-bi con un altro popolo. Allora quando è avvenuto che duepopoli diversi anno espresse le stesse idee con gls stessi sche-mi vocali senza esservi indotti da un istinto comune ; nonne segue di necessità che abbian dovuto trovarsi immedia-tamente a contatto. Cosi altrove si disse che alcune parlid’ Italia an potuto ben ricevere delle parole spettanti allalingua de’Persiani non da essi medesimi , ma da’ Feniciìloro ospiti, i quali ebbero con quel popolo una lunga cor-rispondenza.’ Si notò ancora die gli Sciti an potuto darein varii tempi ed alla Persia ed all’Italia cerio numero divoci , le quali siensi conservate in entrambe le regioni. Lu-dovico Muratori similmente riflette che parole analoghealle nostre posson trovarsi nella lingua or parlata dagl’in-glesi , ed essere state recate cosi ad essi , come a noi da’Normanni , da’ Danesi e da’ Sassoni antichi. Quandoadunque 1’ etimologista afferma che un vocabolo derivi dauna lingua ; si dee non solo riguardarla, come lingua na-turale ad una data nazione , ma come erede e rappresen-tante di qual si sia altra lingua , da cui abbia potuto ri-ceverlo.
CAPITOLO Vili.
Applicazione del metodo inverso alla lìngua italiana.
Applicando il metodo inverso poc’anzi sviluppato allalingua italiana j ne avremo de’ risultameuli non discordida quelli che ne a forniti il diretto. Si potrà rimanerneconvinto con l’osservare gli undici quadri che faran parteintegrante di questo capitolo.
Essi mostreranno a prima giunta che la lingua piùaffine alla nostra italiana debb’esser la latina. Poiché que-ste due ci esibiscono una moltitudine di voci, la cui ana-logia è sì grande e per significazione e per suono, che pos-son riguardarsi comuni così all’una come all altra. Di lattiabdicare , aberrare , abrogare , acclamare , ed altrettalivocaboli sono al tempo medesimo italiani e latini.
Ve n’ à parimente di quelli che tranne la varietà decaratteri , posson dirsi nella stessa guisa e greci ed italia-ni. Tal è ad esempio , melodia che i Latini dissero me-los , che i Francesi ed i Tedeschi scrivono melodie , cheagl’inglesi c piaciuto cangiare in melody , e che noi ab-biamo ritenuto senza nè pure alterarne la terminazione ori-ginaria. Parimente il palla de’ Greci è divenuto pila fra’Latini , bull fra’ Tedeschi e gl’ Inglesi , bulle e houle tra’Francesi : ma tra noi Italiani si pronunzia tuttora , comesi pronunziava dal popolo , onde lo abbiamo ricevuto. Di-rò lo stesso di colla e di altre voci simigliami. Assai chia-ramente esse mostrano , fino a qual punto sia vero che ilgenio della nostra lingua e quello della greca sien simili:e lo sono in fatti di tanto che la sola greca volgare puòaver diritto a darsi vanto di una siraiglianza maggiore.^
Noi non possiamo aspettarci una corrispondenza si e-satta , allorché paragoniamo la nostra alle lingue orien-tali e specialmente all’ebraica. Poiché ci sembra inevita-bile che popoli costituiti sotto climi diversissimi, ed acco-stumati ad alimenti, ad instiluzioni, ad usanze sommamen-
(49) Il lat. instinctus procede dal gr. en in, dentro, c da sticleonverb. di stizo io pungo, io stimolo. Secondo la sua radice , è dunqueuna cagione interna che stimola a far qualche cosa.
te eterogenee, abbian organi vocali talmente disposti, da nonpotersi piegare in molte occasioni simigliami alle direzionimedesime. La varia tempra dell’ udito ed il vario modo discrivere e di legger la scrittura an dovuto influire ancormolto ad alterar le parole che ci son venute di levante.Poiché sperimentiamo tuttora che pronunziando una vocearaba o .turca o persiana che sia ricca di consonanti , adun uomo del popolo ; la sua premura di ripeterla con lamaggiore esattezza noti fa che egli non vi metta delle va-rietà considerabili e talvolta anche ridicole. E stato anco-ra osservalo che gli orientali scrivendo da destra a sinistra,e gli Europei al contrario ; molle voci degli Ebrei de’Per-siani e degli Arabi an patito un totale rovesciamento dilettere. ( 5 o) Così il cethonelh o chethoneth degl’ Israeliticangiossi in tunica e tonica ; loagh in gala ed in gola ;lihemer in rnerutn ; leban in blanc , bianco ; sebel tributoin balzello ; sucha in casa de’ Latini o sia in casipola.
Tale e tanta è la delicatezza dell’organo vocale negliabitanti dell’ Italia , che à trovato insoffribile pur quellerare e moderate riunioni di consonanti che in alcune occa-sioni si praticavan da’ Greci. Abbiamo dunque mutataphthisis in tisi , psalmos in salmo, psalterion in salterio ,ptisane in tisana, plochos in pitocco ec. : ed abbiam dataoccasione a quella giusta sentenza che la nostra lingua nonsonora al pari della greca, è nondimeno più dolce. Potràindovinarsi , come grande sia stata la difficoltà de’ nostrimaggiori a ritener co ’l loro udito i suoni barbarici de’po-po]i settentrionali , e come poi la loro lingua avrà cerca-to ogni modo di temperarne 1 ’ asprezza. Quà dunque avràomesse delle consonanti moleste, o le avrà collocale altri-menti : là in vece vi avrà inserite alcune vocali. Ben sov-vente vi avrà premesse delle lettere parasite o superflue :ma quasi sempre avrà date alle voci straniere per lo piùterminate in consonanti delle desinenze nuove e vocali.
Pur se fra tanti inolivi di cangiamenti notabili si pre-senteranno parole , od arabe od ebraiche o persiane odilliriche o spettanti alla Germania , che tolta la cadenza edogni lettera parasita , converranno con alcune delle nostreparole e per sentimento c per suono ; renderanno la testi-monianza più decisiva e più chiara sia della mutua e di-retta comunicazione de’ popoli , cui le ime e le altre ap-partengono , sia piuttosto della comune relazione di essi coualcun’ altra nazione.
S 1.
Lingua Ialina.
PAROLE LATINE
ITALIANE
i. Abdicare
Abdicare
2. Aberrare
Aberrare
3 . Abrogare
Abrogare
4 . Accedere
Accedere
5 . Accelerare
Accelerare
6. Accendere
Accendere
7. Accingere
Accingere
8. Acclamare
Acclamare
9. Accomodare
Accomodare
1 0. Accumulare
Accumulare
11. Amare
Amare
12. Anima
Anima
i 3 . Annona
Annona
14. Annunciare
Annunciare
i 5 . Antenna
Antenna ec. ec.
(So) Si vedrà per altro fra poco che questa inversione di lettere èmolte fiato avvenuta, indipendentemente dalla scrittura.