( XVIII )
gulum , cìofc di sbarra, serrarne, stanga, argine, ostaco- Sodo stato tentato ad ammettere ehe accalcare in
: e queste nozioni si ritrovano s't nel beriah degli Ebreiche nel barra degli Italiani .
A prima giunta mi sembrava che il vocabolo buiimaprocedesse dagli Spagnuoli. Perciocché nella lor linguabulla de gente vai moltitudine, folla: e bullicio vai cal-ca , confusione , tumulto. Ma niuna di queste parole ètanto simile a buiima dalla parte del suono , quanto ilbo-leom degli Ebrei: e niuna esprime s'i fortemente l’ideadi una buiima , come quel populus ingruens , popolo cheviene addosso impetuosamente.
Intorno all’ origine di burrone , borro , burrellà , òriferita nel Vocabolario universale l’opinion del Muratori .Stima egli che di tali voci la forma primitiva sia il mo-denese budrione : e questo egli cava da bolhrion diminu-tivo di bothros che in greco vai fossa. Io soglio recar-mi a pregio il ritenere le semenze di quegli uomini insi-gni che profondamente meditarono su ’l soggetto , dicui scrivo, ove assai gravi ragioni non mi spingano adabbandonarle: e però non ò avuta alcuna pena a seguireil pensamento di questo grande erudito. Mi credo pur oranella necessita di seguirlo relativamente all’ origine delmodenese budrione. Ma perchè da budrione derivasseburrone e quindi borro e burrellà , era necessario che laIl ed iusiem con essa la I si perdessero affatto. Or cosilatta vicenda è. inutilmente supposta. Perciocché il bordegli Ebrei già significa fossa : e quando bor a dato bor-ro , assai naturalmente ne sorge 1' accrescitivo burrone.^Davvantaggio al concetto di burrone e di borro è mollopiù congrua una voce , la quale esprime una gran fossaod una fossa in generale , che il bothrion de’ Greci, ilquale suona fossetta. Di più il vocabolario della Crusca sta-bilisce come parte della idea di borro o burrone quelladell’ acqua che vi scorra , se non perennemente , almenodi volta in volta o quando che sia. Ma di acqua non dacenno il bolhrion de’Greci : ed al contrario il bor degliEbrei significa anche pozzo.
llelativamente a calare per decrescere , immillili, aveasospettato il Muratori che provvenisse dagli Arabi. In ef-fetti essi an (/alla ( e non già challa o balla ) per defe-di , imminutus fuit. È fa uopo confessare che 1’ affinitànotabile de’ radicali arabi ed ebraici fa che spesso l’e-timologo sia costretto ad esitare fra’primi ed i secondi.La maggior simiglianza de' suoni è un de’ mezzi più pro-pri! a regolare la scelta: e cala più c he <j al La si avvicinaal nostro calare.
» Io ò sempre dubitato ( son parole del Dati ) cheu accasciare sia corrotto da accasciare : perchè chi è« accasciato si lascia andar su le cosce , e pare che non5 ) vi si regga sopra». Cosi pure il Menagio e non altri-menti il Ferrari. Ma in verità l’accosciale è restringersinelle cosce abbassandosi , e non già il lasciarsi andar sule cosce. In altri termini è accoccolarsi , e non già 1’ in-debolirsi delle membra per età o per malattia. Quest’ ul-tima nozione è quella elle si mostra nella parola accascia-re ■, e mirabilmente si riscontra nel cascini degli Ebreiche vale debilitaci viribus. Ma poiché vale nello stessotempo labi , cadere , corruere\ non è meraviglia che ne siapur derivato cascare. Non è in fatti men simile cascarea cascial di quel che caldo 1’ è a calidus. Sì fatta vooeitaliana può dunque cancellarsi dal novero di quelle, la cuiorigine è incerta od anche sconosciuta, e fra cui era stataprudentemente segnata dal circospetto Muratori . E per al-tro uopo confessare che quando egli ciò scrisse, ebbe 1’ a-liimo rivolto alle strane opinioni del Menagio, delMoNosmied anche del Ferrari. Il primo facea scala di cado, cecidi,casum, casi, casinari , cascare. 11 secondo tenea ricorso alverbo chasco de’ Greci che Val e inhio, liisco , deliisco , e chenon mai valse io cado, 11 terzo giugne a cussitare che il giu-reconsulto Paoi.o usò talvolta in senso di cadere (54)’ e cheavrebbe potuto per avventura produrre Gustare , ma ca-scare non inai.
(54) D. L. io. de servii, praedior. urlati.
senso di convenire , di quadrare , di accomodarsi , di ve-nire in acconcio provvenisse da cascare. Poiché diconpure i Latini cadere apte per cadere a proposito: e mol-te volte cascare si usa in luogo di cadere. Ma questa e-timologia presuppone un cangiamento di senso , cioè untropo, uii irasiato: e di traslato e di tropo non v’ a alcunbisogno. Poiché siccome aecascare , così il casciar dellahibbia significa congruurn , conveniens , commodum esse ,congruere : ed e’ sarebbe assai strano che per colpo dimetafora gl’ Italiani e gli Ebrei si fossero incontrati adesprimere con sei lettere comuni questa medesima idea.
Il vocabolo gomito , secondo 1’ opinione volgare , de-riva da cubito , il che richiede la metamorfosi del G inG , e del B in M. Ma senza metamorfosi alcuna si vedeora che può cavarsi naturalmente da gomecl.
Non senza fondamento si è pure credulo che magio-ne degl’ Italiani fosse dal francese maison : e questo dailat. rnansio che nel senso proprio vai dimora , soggiorno.Ma niuna voce è più simile all’ italiano magione e persignificato e per suono , che 1’ ebraico rnaghaon.
Argomentava il Muratori che per ventura da negleclurnparticipio di negligo io trasando, io trascuro , fosse prov-venuto neglecloso e quindi neghittoso. E qui necessariosupporre delle trasformazioni di lettere , mentre il suonodelle consonanti e l'idea di questa nostra parola si ritro-vali per intero nell’ ebraico neghuetsal.
Il Menagio cava spaccare dalla part. ex de'Latiui eda pactuin participio di pungo. Ma pango nuli’ altro signi-fica , che ficco , conficco , pianto : e d’alira parte ex-pa-cturri avrebbe fornito spallare piuttosto che spaccare. Il Mu-ratori si rivolge a packen che per gli Tedeschi significaavviluppare, imballare. Secondo questa radice, ex-packeno spaccare avrà il senso di sciogliere la balla o l’invilup-po , o sia di disfare 1’ involto. Ma senza supporre l’unio-ne ibrida di alemanno e di latino , e riguardando solo nel-la S una lettera superflua } assi in paqahh la sostanza del-la idea di spaccare, ch’è quella appunto di aprire un corpocompatto. Nè può dirsi a rigore che avvenga cangiamento,allorché il Q divien C. Poiché il Q si considera , comelettera composta di C e di O.
Fu di opinione il Monosini che sciocco derivasse dasceos ; ed in fatti sceos appo i Greci vale in senso trasla-to ciò che noi diciam rustico , rozzo , imperito. Fu dalui discorde il Menagio che ricavò sciocco da exsuccus ,privo di succo , secco , arido. Ma non molto fortementesi attaccò a questa sentenza. Perciocché mostrossi dispostoa permutarla con quella di Ottavio Ferrari che traevasciocco da insulsus , iusulsicus , sulcus. Intanto senza sca-le e senza metafora alcuna il sacal degli Ebrei dà le con-sonanti ed il senso dell’ italiano sciocco o sciocco.
Il Menagio vuol dedurre il nostro salire da salirede’ Latini che veramente non significa ascendere , elevar-si , dirigersi alt’ alto , ma solamente saltare. In vano eglisi appoggia a quel luogo di Plauto , in cui Seeiedro di-ce : Metuo , ne hodie , quantum hic familiariurn est itimalurn cruciatimi insiliamus.Poiché ciò vuoisi interpetra-re : io temo che quanti qui siamo domestici , saltiamooggi sa la forca. E Palestrione risponde: tu sali solài (55).Il che significa : saltavi tu solo. E questa appunto l’in-telligenza che datino a tal passo il Facciolatx e ’l Pasi-ni (56). Qual mai latinista direbbe in coelum salire permontare al cielo , o in arborem salire per montare ad unalbero ? Ben si dice al contrario in equum salire od an-che meglio insilire per saltare a cavallo. La radiee ad-dotta dal Menagio non corrisponde adunque all’idea del-1’ italiano salire. Ma le. corrisponde a bastanza il salaidegli Ebrei in senso di exlollere. Avvegnaché se exiolle-re è certamente elevarsi , montare, salire : ed aliquid ex -tollere è far salire alcuna cosa- Siccome il nostro monta-re e provveduto da monte ; così ancora salai è provve-di) Miles glorios. Act. 2 . Se. 2 .
(àG) Vedete il dtotion. velai, ed il voc. kit. ital.