Band 
Vol. II.
Seite
XXVIII
JPEG-Download
 

XXVIII

il vortice, tropea © Strombos il turbine , stfophinx il car-dine. Siccome anzi le sillabe TR e DR eransi usate adindicare una moltiplicilà di corpi girevoli che tramanda-no un suono ; e siccome i corpi girevoli debbon essererotondi ; cosi in fine molti oggetti che veramente posse-deano una tale figura od almeno eran curvi , ma che noneran nè sonori nè atti a girare , furon distinti da nomiche prescr mossa da quelle lettere combinale in quel mo-do. Per verità i Greci medesimi denominarmi thrinchosla corona de’ muri o lo steccato, trachelos il collo, triot-tis il monile, trito il capo, trogle la caverna , lyrsis latorre, storne il cingolo, strophinx la vertebra. Egli èanzi a notare che presso questo popolo trocheos e stron-gylos vagliono rotondo, strehlos , streptos e slrobelostortuoso, strongyloma tutto ciò eh’è di forma sferica,strophos ciò eh’ è torto o che torce. Potrei notare altret-tanto nelle lingue inglese, alemanna, francese , spagnuola,italiana e latina.

V. I vocaboli fondati su di un accozzamento di let-tere alte ad esprimer certe idee fuor di quella del suo*no. Può servirne di esempio la sillaba ST od anche laTS che ne forma il rovescio. Siccome nel pronunziarlenoi avvertiamo un certo sforzo , un certo impedimento oritardo ; cos'i è avveuuto che i popoli le an sovvenir a-doperate per esprimere le cose stabili , durevoli , costan-ti. In fatti i Greci anno slele pietra posta per segno, sle-loma o stylos per colonna , sterigma per sostegno , slibiaper istrada , sloa per portico, stomoma per acciajo, slran-galion per tufo o durezza formata da condensamento diumori, slroter per trave, slege per tetto, edificio, slelisper vischio o sia sostanza capace di rattenere gli augelli,Sternon per petto. Nè gli Ebrei an difetto di simili voci.JNe produrrò ad esempio talune che si appoggiano al lo-ro tzade , o come altri dicono , tsade. Rileverò dunqueche nell’ idioma di questo antichissimo popolo , la rupedicesi (tur , betxar l’oro solidissimo fra tutti i metalli ,betzer la torre , rnetzar il castello , mallzeba la statua ,tnuttzab la bastia, il riparo , maltzagh lo strato, tzerur illegame , (zinna lo scudo. Osservazioni simigliatili sarebbefacile addurre su molti altri linguaggi. Esse spiegano inqual modo sia poscia avvenuto che le sillabe , di cui par-lo , sieno state impiegate ad indicare essa medesima l’ideadello stare. Per verità nuli’altro che stare significano adun punto e 1’ istane de’ Greci e lo stali degli Slavi e lostehen de’ Tedeschi e lo slandan de’ vecchi Sassoni e lostand degl’ Inglesi e T istàden de’ Persiani e lo staen de-gli Olandesi e 1’ estar degli Spagnuoli ed il niltzab o nit-sab degli Ebrei.

Un autore , i cui lumi sono a me siati assai utilipella presente materia , 1’ egregio presidente La Beosse ,à davvantaggio avvertito che la sillaba $C , nella qua-le sembra che il fiato sia in certa guisa respinto da’nostridenti alla gola , è ben sovyente adoperata per dinotarela profondità , la cavità, lo scavamento (3), In fatti scal-lo e scaptq significano io scavo nella lingua de’ Greci. ILatini dicono excavare , gl’ Illirii izcdrpsti. I Tedeschi pominano schleuse una cateratta , una fogna , schliessen ilchiudere, schlingen l’inghiottire e schlund il gorgozzulo..Gl’ Inglesi chiamano scullle un paniere che da’ Latini eradetto sculella ; skep un vase da riporvi biade che si di-cea da’ Sassoni scephen ; e sby la volta del firmamentoche anche presso i Danesi aveva un tal nome. Parimenteindice di oggetto cavo è lo schiff de’ Tedeschi , lo scipde’Sassoni antichi, lo ship degl’inglesi, lo schap degliOlandesi , 1’ esquif de’Francesi , e ciò che vale il mede-simo , lo schifo degl’ Italiani.

Io mi rimarrò dal fornire rischiaramenti maggiori dicosà fatte teoriche. Poiché ne giova sperare che Pirro Lai,-LEbAsQue vi spanda in breve i suoi lumi nella sua operaintitolala Genealogia della parolg.

(3) Traiti! de la forinalion tmfchaniquc des langucs, tom. I. pag.iSy,Paris , an. IX.

CAPITOLO II.

Su le basi stabilite nel precedente capitolo determinare tse un vocabolo è primitivo o derivato.

I. Allorché sì dubita che un vocabolo appartenga aduna delle classi poc’ anzi indicate ; è necessario vedere ,se costi lutto di consonanti pertinenti alla stessa, o se neabbia dell’ eterogenee. Nel primo caso è verisimile chesia primitiva : non 1’ è nel secondo. Trovo , ad esempio,che in Persia bab significa padre ; e che babbo à preci-samente lo stesso valore in Toscana . La probabilità chela voce sia stata forse recata dall’ una all’ altra regione, èdi certo assai debole. Poiché in entrambe il fanciullo eradisposto a prescegliere una lettera labiale , come quellaeh’ è più facile , per manifestare un tal concetto. Aveva,è vero , egualmente a sua disposizione le consonanti B. F.P. V. M. e le vocali A. E. I. O. U. Ma le combinazionipiù agevoli che si è in caso di farne , essendo quelle diuna consonante e di una vocale 5 può senza pena calco-larsi che si riducono a 4°- Perchè in conseguenza bastas-sero a tanti e tanti popoli che sono sparsi su la terra ,molle di esse fuor di dubbio avran dovuto ripetersi : eperò è forza che si troviuo più d’ una volta uniformi iuquelle stesse contrade , gli abitanti delle quali non ebberofra loro comuuicazionc veruna. È anche uopo confessareche quando il fanciullo avea soelto in Toscana ed in Per-sia una consonante labiale ; poteva ad essa arrestarsi senzapunto replicarla in fin della sillaba , o farne una secondasimigliatile a ll a prima. Cosi avrebbe prodotto o 1’ ab de-gli Ebrei o il bu de’ Saraceni od altra voce sì fatta. Manaturale a’ bambini è 1 ’ inclinazione a replicare il medesi-mo suouo : e però quando i Greci voller dare un nomeimitativo alla voce inarticolata; si è veduto che si val-sero del vocabolo baba. Quindi T essersi il Persiano edil Toscano incontrali nella ripetizione del B non fa impe-dimento al già detto.

Ma parrebbe quasi ridicola l’opinion di colui chetrovasse verisimile 1’ essersi il padre detto pater da’Latiuie da’Greci senza che gli uni abbiano avuta corrispondenzacon gli altri. Scelta in fatti per caso e da’ primi e da’se-condi la lettera labiale P con la vocale A , non vi eraalcuna ragione , perchè gli uni e gli altri vi aggiugnesserola dentale T. Molto meno ve n’era, perchè vi aggiugnes-sero la R che tanto à in se di linguale , e la cui pro-nunziazione è così ardua a’ fanciulli. Nè il caso basta adar conto , come sia avvenuto che non solo le consonanti,ma pur le vocali si trovino le stesse; e che iunoltre questee quelle sien similmente disposte.

Per uu raziocinio assai simile niun uomo sensato silascerà persuadere che il barbaros de’ Greci , il barbarusde’ Latini ed il barbaro degl’ Italiani sien parole primitivepresso le Ire nazioni. In effetto se tutte e tre an potutovolgere il pensiero al suon confuso ed indistinto di coluich’esprime i suoi sensi in una lingua ad esse ignota; puòrisultarne che tutte e tre abbiano egualmente fatto usodel B ripetuto , ma non già che vi abbiano egualmenteintrusa la R, che l’abbian ripetuta egualmente, che asì fatte consonanti abbiala di più associate le medesime vo-cali, e che alle une ed alle altre finalmente abbiau datala posizione medesima.

Io discorro alla stessa guisa del dentano di coloroche parlavano il Zend , dell’ odus , odontos de’ Greci edel dens , denfis de’ Latini. I primi , i secondi ed i terzian potuto essere spinti ad esprimere il dente cou le con-sonanti D e T che sono ruauilestamente dentali. Ma sen-z' alcuna comunicazione come mai avran pensalo essi tuttidi accordo ad inserirvi la N che nel tempo medesimo èlinguale e nasale ?

È dimostrato che gl’ Inglesi non incominciarono adusare il. vocabolo loolh che significa dente , se non quan-do divennero la preda de’ Sassoni che il chiamavano totb.Sema ciò sarebbe assai dubbio , se i primi furouo inveii-