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Vol. II.
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XXXII
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dimin. di fascetta il quale è pur esso un dimin. di fascio.

Allo stesso modo ò notato nella sezione precedentedie oriuolo è sorto da sincope di orologiuolo , diminuti-vo di orologio ; e che similmente pajuolo a in se contrat-to baraggiuolo dimin. di bakrag che presso gli Orientalisignifica il medesimo. In altro luogo di quest’ opera ò si-milmente avvertito che la parola ronzino è diminut. dirozza ; e che rozza è provveuuto dal vocabolo ross chein tedesco vai cavallo. Così pure gabbinola è dimin. di gab-bia : e da’nostri Napolitani è stato convertito in cajola,A queste voci è uopo aggiungerne e molte e molte altre,delle quali ò discoperto o andrò discoprendo le radici nelcitato dizionario. La maggior parte di esse erau riputateda’più saggi di origine incerta od ignota: nè a così fattacredenza avea poco influito il non aver saputo dividernela parte principale da/le desinenze accrescitive , peggiora-tive o diminutive. L’elimologie che ne ò recate, basteranper avventura a giustificare sè stesse : ma sfuggiranno adogni dubbio , quando avrò dato compimento alla esposi-zion delle regole.

È uopo intanto osservare che sì fatte desinenze sontalvolta illusorie. Così probabilmente badalone non è statoformato al modo degli accrescitivi: ma vien direttamentedall’illirico badalina elle vale scioccone. Agitinone, nomedi augello proviene dal francese héron ; birbone è fattoper antifrasi dal latino vir bonus ovvero da perbonus ec.Parimente baldacchino in significato di drappo è origina-to da Bagdad , ove soleva formarsi , e che da’ nostri mag-giori venne detto Baldacco. Non è dunque un diminutivo:ma è della classe di quelli, con cui dinotiam la pertinenzaad una citta o regione. Tali sono Parigino, Nocerino, Nor-cino ed altri simili.

IV. Spetta ancora alla regola del numero secondo ilnon affaticarsi a spiegare le così dette paragogi. » Nonì> rinvengo ( disse Gellio ) da qual ragione sia stato mosso» Servio Sulpicio , dottissimo giureconsulto della età sua,quando à scritto che teslamentum sia parola compostaì> da mentis contestatione. Che dirassi adunque di caliga-■» mentavi ? Che di paludamenluml Che di pavimentimi ?» Che di vestimentum (y) ? La medesima riprensione èstata fatta al CarAfuLla che interrogato una volta , perqual ragione la bombarda avesse un tal nome , rispose ,perchè rimbomba, arde e dà. Con assai maggiore cri-terio il du cange, lo Spelmann e più altri an riguardatoquesto nome, come prodotto da bombus che in latino vairimbombo : e nella terminazione in ardo nuli’ altro annovisto che un accrescimento accidentale , di cui non con-veniva brigarsi. Così da malia vien maliardo , da bugiabugiardo ec. Ebbe ancor torto il Carajfulla , quando alriferire del Dati , opinò che girandola fosse chiamatain questa guisa, perchè gira , arde e dondola. In vece que-st’ altro nome deriva da girante : ed il lo è sillaba para-sita , come in minuzzolo , bitorzolo , bietola. Cadrebbequindi in errore chi traesse la voce guindolo da alcun’al-tra radice che dal sassone wmdan trasformato in wind( gnind ) dagl’ Inglesi , che significa girare. Non semprela terminazione in aglìa può dirsi peggiorativa : poichéin boscaglia , bruciaglia ed altre voci cotali è una veraparagoge. Nè bonaccia che vien da buono , può credersia rigore un peggiorativo od un accrescitivo di un nomesì fatto , ma un’ inflessione arbitraria , alla quale il saggioetimologo non debbe mica arrestarsi. Si sa che le vocigreche , le quali terminano in S , perdono una tale desi-nenza nel trasmigrare al nostro idioma. Non si crederà dun-que che bracos abbia conservata questa lettera nella pa-rola brachesse } ma che in su le prime abbia data il vo-cabolo brache , e che questo nel seguito abbia sofferta unaescrescenza non corrispondente a veruna idea. Il Muratori pensava che dall’epiteto baro fosse derivato per paragogela voce burrasca. O’ trovalo più semplice e più regolarel’ammettere che derivi dallo slavo bara procella, tempesta ;e che questa voce sia seorsa in una terminazione novella.

( [j ) Noetes aUicae, lib. VI. cap. XII.

V. Frequentemente s’ignora qual sia la vera forti»*del vocabolo in esame : e giova allora il vedere , co »» 0mai sia stato scritto e sia stato pronunziato ne' tempi pi ' 1vicini all’origine sua. Giova fornirne un esempio, che prò*seguirà il discorso intrapreso nel numero precedente. E 1 "*quistion fra gli eruditi su 1’ origine di bujo. Il PergaìuiNI

10 trasse dall’ ebr. bohii cui dette la significazione di oscuroo senza luce. — Ma realmente un tal vocabolo nuli’altrosignifica che lò spazio vacuo o sia il vólo : e nella Ge-nesi tohu vabohu , o come altri legge , tou vabou è 1°stesso che il caos. 11 Guieto crede che bujo sia derivatoda furvus che in lat. vai nero. Il Caninio opina per but-rus che significa rosso : ed il Monosini per lo greco py r ‘rhos che vale il medesimo. Non so come il Menagio in-trepidamente soggiunga che bujo ne vien sicuro. Poichénon mi sembra che mostri in una maniera plausibile, avermai il pyrrhos ed il burnus avuto il senso di nero : nè »oquesto senso è spiegato da alcuno de’ vocabolarii che io oper le mani. Nè pure il greco pliaios , cui tien ricorso ilFerrari, giova punto al proposito: giacche dinota un co-lor medio fra il bianco ed il nero. Lodevolmente il Ru-scelli ed il Muratori confessano di non sapere, ondevenga la voce in quistione. Il secondo di questi autori cifornisce intanto una notizia che molto importa di avere.Tengo io per certo ( dio’ egli ) che buro e non bujo sin

11 vocabolo primitivo. Ciò pure avverte il Menagio , e nefornisce le prove. Or la voce buro ci mena direttamenteallo scopo. Ci rammenta in fatti che habira nella linguacaldaica vale appunto oscurità , caligine , tenebre.

E sentimento di alcuni che ammazzare venga da maz-za : ma par che riferito a lai radice vaglia anzi percuotereche toglier la vita. Secondo il Menagio , deriva dal la 1,madore che a il medesimo senso : e che ne derivi in ef-fetti, il trarrò da una circostanza, di cui fa fede il Du Can-ge . Ne’ tempi barbari i Latini spesso scrissero macstalus invece di mactatus. Le due lettere CS equivalgono ad X 'e si vedrà nel luogo opportuno esser frequentissimi i pas-saggi dell’ X in doppia S , e della S ir» Z. Nè la omis-sione del T reca il minimo dubbio. Avvegnaché di butirroi Toscani fan burro , eJ i Francesi da palrinus au formatoparrain , e da matrina marraine.

"VI. A ben discoprire la forma del vocabolo in esame,è pur utile il vedere in qual maniera sia scritto ovvera-mente pronunziato nelle lingue parallele ovvero ne’ dialettidi una medesima lingua.

Così la parola albagia è collocata dal Muratori nelnovero di quelle ond’ è sconosciuta l’origine: e solamenteei sospetta che possa per avventura esser venuta dagli Ara-bi. Ma protesta che nella lor lingua non ne à rinvenutovestigio. Quanto a me , porto parere di averlo rinvenuto.Poiché percorrendo lo stato veneto , il milanese e ’1 regno diNapoli 5 osservo che l’albagia così detta da’Toscani vien pro-nunziata albazia, albasia , ed albascia , Ma al od el non è altroche l’articolo arabico: e secondo il dotto Meninska, bezoschin questa lingua vai precisamente superbia. Tolta quindila cadenza, di cui non si debbe far conto , rimane albe-ra , onde albazia.

Ciò che i colti scrittori 'anno detto lastagio , fra noisi dice vastaso $ nè vale altro che facchino. Posto ciò ,sembra evidente che la parola bastazon la quale pressoi Greci antichi aveva il senso medesimo , e che i loro di-scendenti pronunziano vastazon , abbia prodotto in su 'Iprincipio il napolitano vastaso ; e che successivamente va-staso sia divenuto Lastagio , per quella fase medesima, percui cerasus divenne ciliegio , ed erisamim divenne origa-no. Bastazon è poi tratto dal verbo baslazo che significaio porto , ed il cui futuro è bastaso.

Assai conlravvertita è la radice della parola bugia "•ed fi Menagio sì franco nell’ immaginar delle scale , percui si monta alle origini più riposte e più alte , confessad’ignorarla. Il Muratori scontento di ciò che prima <1*lui avevan detto io su ’l proposito gli etimologisti italia-ni , propone un nuovo parere. Egli dice di avere per cer-to, 0 per molto ycnsimìle che quella voce sia sorta dal