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Vol. II.
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LXI
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•na alcune poche radici sieno atte a fornire un’ infinità divocaboli. Da ogni data espressione sa ella condurci allasua origine prossima , da questa ad altra più remota , etalmente alla prima. Cos'i tutto il meccanismo de! lin-guaggio s j spiega. Così facilmente s 1 impara che malgrado® P r °digiosa varietà degl’ idiomi che distinguon le nazio-ni ’ e che sembran fatti per opporsi alla loro miscela , siis cerna in tutti un solo scheletro di espressione vocale ,

Una ce rta forma comune , la cui esposizione costituisce lafiratnmatica generale o filosofica. Così anzi si apprende difi ua j modo i linguaggi sien venuti a formarsi , e di qualodo sien giunti o sien capaci di giungere alla lor tnag-

8 ,or e eccellenza 1

Per un corollario naturale di così fatta teorica coluiC le cerca le radici di una lingua derivata , non dee con-tentarsi di conoscere su de’ soli dizionarii tutte quelle cheper avventura abbiano influito a formarla, lo non nego*e talvolta con assai picciol cangiamento abbiarn tratto ilnome dal nome ed il verbo dal verbo. Ma più volte an-cora da n n verbo ci è piaciuto trarre un nome ; da un^uiplice aggettivo abbiamo tratto il sostantivo: ed abbia-1110 ancora ridotta un’ intera frase ad una voce. Di ciò siSon dati più esempii ne’precedenti capitoli. Nò pur siamostati costanti a dedurre le parole da certi casi di un no-rn ® 0 da certi modi di un verbo. Molte volte , per esem-P 10 i la radice è cavata dal nominativo singolare. Ma purcane è da cynos genitivo del gr. cyon : ed abate è dal-ebr. abbotti plurale di ab padre. Spesso spesso abbiarndedotto Pinfinito italiano dall’infinito latino . Ma si è vi-sto' intanto che bruciare è da perussi io bruciai. Ove laRadice del vocabolo sia nella lingua de’ Greci ; si à costu-ln e di trarlo dalla prima persona del modo indicativo. As-sai volte ciò riesce : ma in altre somministra delle deri-vazioni disadatte. Egli è uopo allora ricorrere al così det-te verbale , al futuro , al preterito del verbo , o ad altrontodo che fornisca una radice più isofona (8). Nè si tro-va sempre vera la dottrina del Leibmitz che preferiscet “npeiativo. A lutto ciò si aggiungali le protesi , le pa-ra gogì } ] e sìncopi , le aferesi de’ vocaboli e tutte io sora-*pa le mutazioni , di cui si è discorso in altro luogo. Sieleverà quindi ad evidenza che P arte etimologica debbequasi sviscerare le lingue produttive per trovare in esse ipuncipii della generazion delle voci.

Il presidente De Brosses è andato persuaso che a for-za di cercare negl’ idiomi conosciuti le radici desiderate, edeterminando le dizioni , di cui resta ignota f origine ; sipossa in queste ravvisare le sparse c tenui reliquie de’ liti-8 u aggi perduti. La speranza di ricuperarli per un mezzofatto non mi sembra, a dir vero, punto atta a lusingarea curiosità de’filologi. Farmi al contrario verisimile cheDel progresso di quel tempo , per cui

Multa renascenlur, qua e jam cecidere, cadenlqueQuae nane suiti in honore ,

e investigazioni etimologiche potranno arricchire gl’ idio-1131 tuttora viventi di nuove e belle dizioni- Poiché moltene presentano i particolari dialetti che non sono state au-torizzale da insigni scrittori , ma che nobili per origine ,Gradevoli per suono ed importanti per senso si faranno unfi'oruo a reclamare cittadinanza e patrocinio nella lingua«udita ( 9 ),

capitolo vi.

Come V etimologie possan giovare ali'istoria.

Nel corso della prima sezione si è lungamente mostra-?> c °me le parole pertinenti a diversi linguaggi , le qualisieno conformi per sentimento e per suono , facciati fedeDdubitata della comunicazione de’popoli. Io credo di avere

, , (8) Vedete nel nuovo V ocabolario universale le voci asparago , arm-ai il Ucfarosisle ec. ■ e paragonate le nostre etimologie a

t ll -ue fin qui date da altri scrittori.

- Affi Vedete , per esempio, le voci rapportate alla nota 12 della* . Zl ? ne a l Vocabolario universale. Molte di'esse anno i requisiti indi-ti ma testo. Ma si potrebbe aggiungi rne altre molte,

SJ)

sparso su quest’ oggetto importante una nuova e grandechiarezza co ’l sottoporlo al rigore del calcolo algebrico.

Ma intanto il BoChart , il Vico , il Mazzocchi , il Mar-torelli , 1’ Appemdini ed altri sommi eruditi avean mo-strato a bastanza , come le cognizioni etimologiche siengiovevoli a provare le trasmigrazioni de’ popoli , le fonda-zioni delle città e mille cose relative alle loro instituzionied a’ loro costumi.

Si è giustamente sospettato che le parti de’ dominiirussi più vicine all’ America F eran congiunte una volta ;e clic ne vennero staccate da qualche strepitosa vicenda ,di cui la istoria più remota non ci à serbato il ricordo.Questo pensamento è sostenuto da certe somiglianze de’dia-letti che tuttora rimangono in quelle terre or divise dallainterposizione del mare.

Oltre allo sparger molto lume su’ grandi avvenimentipolitici e su’ fenomeni fisici , 1'etimologie posson rischia-rare pur de’ fatti speciali e se così può dirsi, minuti. Diquesta specie son le cose che son venuto narrando intor-no a Parlenope , a Roma e ad altre città celebri pressogli antichi scrittori. Poiché le origini ebraiche de' priminomi die s’imposero a questa nostra città, rendon sicuroche ella ebbe a primi fondatori i.Fenicii. L’etimologia el-lenica di Roma ne fa certi che al tempo , in cui questonome fu imposto , di già esisteva un commercio fra gl’ Ita-liani ed i Greci. Si è dubitato , se Calais fosse o no ilPortus Iccias , nel quale Cesare imbarcossi per condursiin Inghilterra. Ma il francese cale è un pendio che si làin su la spiaggia per facilitare lo sbarco delle mercanziee degli uomini. Si vede che lecius à presa forma di 1$.Quindi Calais torna al medesimo che a quel famoso Por-tas Iccius. Si è ben anche preteso che 1’ aulica Samaro-briva fosse stala situata nel luogo stesso di Amiens . Mapuò decidersi che in vece sia divenuta Bray-sur-Sornineo sia Briva ad Samarum. 11 signor de Valois à in lattidimostrato che codesto briv sia vocabolo di origine celti-ca , il quale à il senso di ponte. Indi il sassone brio ,

1 inglese bridge , ed il tedesco briicke , parole tutte cheanno il significalo medesimo. Bray-sur-S orarne c dunque lostesso che pons ad Samarum. Or l 1 antico ponte su quelfiume non è già presso ad Amiens , ma presso a Bray-sur-Sornine (io).

A mostrare l'utilità che la nostra arte etimologica ar-reca alla istoria , può allegarsi un altro argomento. Essoè che la prima costringe il filologo a studiar la seconda }e che 1’ una non può spacciare le proprie scoperte senzailluminar gli studiosi in ordine all’ altra. Spiegherò questopensiero con varie guise di esempii.

Addobbare è dal sass. dubbun , onde F ingì. io dubpromuovere taluno alla dignità di cavaliere- In questa oc-casione solenne le sue vestimenta erari magnifiche , le suearmi pompose. Uno o due cavalieri veterani legavano allesue calcagna uno sperone di oro. Quindi fu F uso di chia-marli cavalieri a speron d' oro. Di più il candidato in-cominciava ad aver ornato il cappuccio di frange pur d’oro:e parimente d’oro aveva ornata l’impugnatura della spa-da. Così egli si diceva cavaliere addobbalo : e quindi ven-ne che addobbare fu poscia ritenuto nel senso di ornare (i i )■Agata , pietra preziosa , à ricevuto il suo nome daAcute o Agate , fiume di Sicilia oggidì chiamalo Drillo.Perciocché la prima volta fu scoperta in quel sito.

Agostaro è moneta di oro che fu coniala in Sicilia sotto il regno del famoso Federigo II. Essa aveva in unafaccia F effigie di Augusto , dalla quale prese il suo no-me : dall’ altra aveva un’ aquila ed il nome t rideiucds.

Alfonsine vengou dette alcune tavole numeriche as-sai conosciute fra gli astronomi. Enron esse compilate perordine di Alfonso X. re di Castiglia : e da luì per I ap-punto desunsero il nome.

Amatista ò stata così delta , secondo scrive Aristo-tile , dal gr. a priv , e da melhysco io m’incbb.io. Per-

(i 0 Vedete il Me Buoss :i, Traile cc- Voi. 3. pag. aji.

(i i) Muratori dissert. 53.