5 7 o quotidianissimo
ciano a (juotldianeggiarc , e le quartane ancora esse similmente quo-tidianeggiano.
Quotidianissimo , Quo-ti-dia-nìs-si-mo. [Add.m.] superi, di Quotidiano.Er. Giord. Pred. li. Non sono contenti del pane quotidiano, ma lobramano quotidianissimo , e più che quotidianissimo. Lib. Pred . Ilpane quotidiano, e il peccato quotidianissimo.
Quotidiano , Quo-tì-dià-no.^f<fó. [ m. Lo stesso che ] Cotichano,E’. (P*.Diurno.) Lat. quotidianus. ( Quotidianus , dal lat. quot dies quantigiorni: e par troncato dalla frase tot viccs , quot dies ; tante volte,quanti giorni.) Fr.Giord.Prcd.R. Non sono contenti del pane quoti-diano. Lib. Pred. Il pane quotidiano , e il peccato quotidianissimo.Salv.Granch » 2.2. E pcrch’ egli abbia il cibo Quotidiano da nutrirsi.Fìr. Dicd. bell. domi. 38 g. Egli è una comune usanza del parlareuotidiano , che quando una donna è grande, ben formata ec., noiiciamo : quella donna pare una maestà , ec. Buon. Pier. 2. 3. 2. Igiusti pasti Quotidiani io lodo. E 1 2.1. E che per loro andran quo-tidiani Semprcmai in volta a trionfar bastoni.
2 — (Mcd.) Eebbre quotidiana, dicesi da' medici a quella febbre in*tcnnìitejite , il cui accesso ritorna ogni giorno . In questo senso dio-cesi anche assolutamente Quotidiana. (B) (0)
1 —* Aggiunto ancora di oltre malattie periodicheintermittenti , i cui raddoppiamenti od accessi tornano ogui benea la medesima ora e con gli stessi caratteri. (0) v qui
Quotitativo , Quo-ti-ta-tì-vo. Add. m. Che determina a <7 ,l ° W ‘ \g,
aggiunto dato a parte del feudo. De Lue . Dott. Folg- uBerg. (Min)
Quoto, Quò-to. [i5Vn.] Ordine , [Tassa nella estimazione p? 0 ?®
delle cose j ma in questo senso è voce antica .] Lat.ordo. ' a we *(V. Quotai) Cr. alla v. Tracotare. » But. Par. 16. fi i
errare nel quoto. (O) ( Ma qui anzi che Ordine, dinota * ^ 0)t .
Opinione, Stima, Giudizio. Ed a quest’ultimo senso riditeelardi la spiegazione del Buti .) (P)
3 — Oggi s’ usa nel sign. di Quoziente. (B) .. ])rri not'
Quoziente. (Mat.) Quo-zi-èn-tc. [A’m.] T. d’aritmetica e delle jj.zioni , e si dice del numero che risulta dal partire ; [cioè <■ ~ oll t.)visione di lui numero maggiore per wi più piccolo .] ( *■ S,-o ce r "Gal.Sist. 2ig, La radice quadrata del quoziente ec. e ilcalo.» E 220. 11 quoziente sarà il quadrato del numero clic| 51e la sua radice quadrata sarà l’istcsso numero cercato. (B)
R
R
R. [ Sfì Lettera [consonante annoverata fra le liquide , o piuttosto frale palatine. Si proferisce accostando la fiunta della lingua al pala-to, come per la L, ma facendola tremolare nell'atto t di mandar fuorila voce , e spingendo questa con maggior forza . E la decimoseUadell* alfabeto italiano . Chiamasi anche Semivocale , cominciando ilsuo nome da vocale. E] di suono aspro , e nelle voci , dove è rad-doppiata e frequentata , accresce maggiore asprezza. Consente dopodi sé tutte le consonanti nel mezzo della paiola in diversa sillaba ,come Garbo, Barca , Perdono, Forfora, Organo, Orlo, Arme, Or-nare , Serpe, Serqua , Verso , Corte , Nervo, Sferza ; e in tutti que-sti luoghi ritiene il suo intero suono. Ammette avanti di sè nel prin-cipio e nel mezzo della parola , e nella sillaba , le consonanti]], C,D,F,G,P, T , , e fa perder loro alquanto di suono, come
Braccio , Ambra , Crusca , Increspato , Drago, Androne , Fragola ,Refrigerio , Grato , Agro , Prato , Rappresaglia, Trave, Intrecciato,Cavretto , Sovrano; ma la \ è quasi sempre in mezzo della parola.JSel principio di lla parola riceve ancora la S, come Sradicare, e al-lora la S si pronumia nel suono più rimesso , quale nella . voce Ac-cusa, di che alla lettera S. Raddoppiasi nel mezzo della parolafre-quentemente , come Carro , Marra , ec.
2 — A cagione della sua asprezza i Toscani talvolta la mutano inaltra lettera di più moderato suono , dicendo p. e. Pellegrino perPeregrino , Muoja per Muora , Rado per Raro ec. ed anche I infi-nito muta alcuna volta , e segnatamente ne' poeti, in L C ultimo R,consonante sua propria , e necessariamente da lui richiesto. Pelr.óon. a M. Ani. da Ferrara , nella Tav. Barò, alla voce Alfrenalia.Tutte le vostre infermità più grave Più scuoton , che non fa lo corscntìlle. Firn. ani. Folgore da S. Gemignuno , ivi : Or pensa dun-que , in quel che il tempo spendi , Il corpo tuo di carne vana ha-vello. Erun. Eet. ms. ivi: Ed è detta la boce molle, cioè arrende-vole a potella levare e chinare e volgere. E nella stampa f. i 38 ivi:Nelle dicerie se ne debbono guardare i dicitori, e fai'le copertamente,e tempcralle. Ariosto , ivi: Ben avrei testimoni da provallo. Beni,rim, 1. ìoo. Questo è partito, e debbesi torneilo. E 101. Per Sgan-gherare Dalle radici le braccia e le spalle Corda non è che si possaa §S l,a gl‘ a B e * Non bisogna insegnalle ec. E 1 07. Un morbo, un puzzo,un cesso , Un non poter vederla, nè patilla, Son la cagion ec .Frane.Bari . 3*2. 3. Per poter assai meglio atfrcnalla , Se riguardala Tunon savessi bene. E 25 f. 7. Tu non puoi aspeltullo.E 100.i 3 N oleravello. E 270. 2 Se si grande è la gente , Che mal saria possente;"Vinci con umiliate, Ed indolii a pietate. (Indurli , come spiega TU-baldini nella Tav. Barb. Ma forse va inteso piuttosto inducili, comeanda’lo per andatelo si legge nelle Nov. Ant. 83 . 5.) (V)
3 — * (Farm.) Nelle ricette medicinali sta per Recipe , cioè Prcndi.(A)Baab. * N. pr. /. Lat. Rahab . (Dall’ ebr. rakhab ampio, spazioso.) (B)2 — * (Geog.) Fiume , Città e Contea dell' Ungheria . (G)
Raabia , * Ra-a-hi-a. N. pr. m. Lai. Raabia. (Dall’ebr. rahhab am-piezza , e jak Signore , Iddio : Ampiezza ilei Siguore.) (B)
Baàgoe. * (Geog.) Ra-a-gò*e. Isoleila della Danimarca. (G)
Raata , * Ra-a-ì-a. JY. pr. m. Lo stesso che Raia, F. Lat. Raaìa. (B)Raalte. * (Geog.) Ra-àl-te. Città del Regno de Paesi Bassi. (G)Raau. * jy. pr. m. Lat. Raham. (Dall’ ebr. rahham misericordia.) (B)ììàamia , * Ra-a~mì-a. N. pr. m. Lat. Raamias. (In ebr. raghuamjah ,da raghuam tuono , strepito, commozione, c iah Signore : Commo-zione 1 nono del Signore.) (B)
Ràasai. (Geog.) Ra-a-sà-i, Raza. Una delle isole Ebridi. (G)Rabacchino , Ra-bac-chì-no. [Add, e sm. F. poco usata e bassa,] dim.di Rubacchio. —, Rabacchiuolo , sin. Amb. Furt. 1. 1 . Per risto-rarmi un poco ho io cerco questa consolazione di aver chi mi go-
cfif
verni bene, e vedermi (se fia possibile) un Tabacchino puf cas3 ’sia il trastullo della mia vecchiezza.
Rabacchio , Ra-bùc-chio. [ Add. e sm. y. bassa e poco asol^’ u ,lino,} Piccai fanciullo. Lat. pupulus. Gr. voubdfuov. ( u -n;, c* e .piccolo. Indi il brettone rabaciiez , ovvero arabadiez puei» 1 j, fMda bamboli. In ar. vaiceli cauiclo di recente nato, capretto >crescere in età, esser educato con altri.) ...
Rabacchiuolo, Ra-bac-chiuòlo. [Add. e sul. y. bassa dim. «'Icliio. [Lo slesso che Rabacchino. y.J u, [i^‘ l
Rabana. (Mus.) Ra-bà-na. Sf. Specie di timpano , di cui oc
si serve il sesso femminile per accompagnare il calilo. (fi ; c co!° *Radano, * Ra-bà-no. IV. pr. m. Lat. Rabanus. (Dal crlt.
ed an che in fine delle parole mena il senso al superlati* ’ eCC lp1 bulino.) — Arcivescovo e cittadino di Magonza e scnlt° rsiastico del nono secolo. (B) (Ber) .. «jtf 1 '
Rabarbakina. * (Chini.) Ra bar-ba-rì-na. Sf. Sostanza c, ^ nra !',i ) ile lte ^.di natura particolare , insolubile nell’ acqua fredda , s0 ‘ ! ' .calda, nell' alcool e nell’ etere ; ad essa è attribuita la OUtiva del rabarbaro nel quale si trova. (0) ila
Rabarbaro. * (Bot.) Ra-bàr-ba-ro. Sm. Genere di piante de !. c fCdria triginia , famiglia de'poligoni , che ha per carati* 1 (( iH*persistente a sei divisioni, alternativamente grandi *stami ; germe con tre stimmi sessili ; un seme mulo , 41 ' e*' 1 *
merlato di certa lamina membranacea. Se ne conoscono ( ^ j((especie, tutte estranee all' Europa , ma coltivatevi qoC’ 1 r j ]iU *n. I' 1 ',profitto. —, Rabarbero , Reobarbaro, Reubai baro, 0 ’’ L
barbaro , Reubarbero, Reobarbcro , sin. Lat. rbabarba'" 1 \ no"'pifgirpoe. (Secondo alcuni, il gr. rha barbaron, vicn d ;l ; a , c ?.•antico del \ oIca , alle cui rive questa radice nasce in cu [barbaros barbaro. Secondo altri , vien da rha che p‘ css °
Greci valse radice, e da barbaros.) (O) R. l b.n' l,3,0 /ic
3 ( Ilue sono le principali specie di questo genere: t • 1 .
Moscovia : pianta che ha lo stelo di due bruco ni e mcA°^ P l ^dìgrundi , cuorifórmi alla base , appuntate , ondose , fi c °" 1 _coi^° ra
tate ne’bordi , un poco pelose ; il peziolo piano
(d di sopri!, e rifr
angolati ; i fiori eibacei, giallognoli , a pannocchia ra , (l e d e ■Fiorisce nel principio dell’ estate, ed è indigena della L * j a c/i*Siberia. Lat.rheùm undulatuin Lin.; 2. il Rabarbaro di , |]ia iu 111distingue dal precedente per lefoglie palmate. Lat.rbeun 1 P a sosl^ff
Le radici di queste piante sono medicinali e purgali 1 * > Ji co ^fungosa , e di color gialliccio ; somministrano una 1 >! Ì ’ g laiiogiallo puro , tingono la saliva in giallo di zafferano , e ' a ,!r : Op !l cpenetrantissimo , e lascino nella bocca sapore amaro e t|lW iIticeli. Fior. ij. Il rabarbaro , secondoché dice Mesce’) ^ l [1L -
iiicguabnente grossa, e non molto profonda , assai siun ; le ^ ^ lC yi^al colore e alla sostanza. 1 rabarbari sono di tre sorte- ^ il
dall’Indie , ed è la migliore ; l’altra di Barbcria., c ^ c 0 llioi°
condo luogo ; la terza di Turchia , peggiore di fotte-barbaro è il fresco, che di fuori nel rosso nereggnn
3 — bianco. * y. Mccioacan. (A) .A
4 — d e’ monaci» * y. Rapolitico. (A) . qtfi 110
5 — bastardo o SALVATico. .Specie di Romice che si c fut' 1
per lo rabarbaro , e pei ciò detto anche Rabarbaro ita r ^
mex alpinus. (A) . woi t e or
Rabarbero. (Bot.) Ra-bàr-be-ro. tSm ] Lo stesso che . a ), a ibe r0 Cbarilaio, A •] Lai. rbabarbai um. Lib. cur. malati. H 1 .^)
viene leggiermente brustolarlo. ‘ ,. jJ