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tere il coietto contro il legno dell’as-sicella, ed il tuono che questo le comu-nica, serve d’indizio per conoscere sesia troppo o poco tesa la corda per lasua maniera di lavorare. Ogni operaiodà un tuono differente all’archetto, dimodo che se varj lavorano insieme nel-la stessa fabbrica, conosconsi tutti, an-co senza vedersi, al solo suono del-l’arco.
La corda ponesi in moto col mezzod uno strumento di legno detto il bal-titojo (Fig. 2.a), ed è una specie di fusodi bosso, o di qualche altro legno duro,lungo decimetri, ognuna delle cime delquale finisce con un bottone piatto erotondo. L’ operaio tenendolo con lamano destra nel mezzo, uncina con es-so la corda e la tira verso la perticaA B, fino a che questa sdrucciolandosulla parte rotonda del bottone scap-pa, e per la sua elasticità ponesi in vi-brazione.
L’arco è appeso al cielo della stanzacon una corda attaccata circa alla metàdella pertica; esso è come equilibrato, undecimetro più alto di un banco lungo 2metri, eil altrettanto lungo, alto da terracirca g decimetri. Questo banco è fattodi un graticcio di vinchi fini, fitti abba-stanza per non lasciar passare che lesole immondizie che escono dai peli nel-l’accordellarli ; il graticcio si rialza e sicurva ai suoi orli, per fermare i peli piùleggieri che svolazzano molto, e si perde-rebbero da ogni parte fuori del banco.
L’operaio prende l’arco circa ad unterzo della sua lunghezza passando lamano sinistra in una maniglia M. ( Fig.i. a ) fatta di cuoio o di più fascie di telasovrapposte, e che appoggiandosi sul ro-vescio della mano gli serve d’aiuto persostenere il peso dell’ assicella e del bec-co corvino, i quali tendono a far girarela pertica sopra sè stessa. Il battitore
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stende il braccio per disimpegnare lacorda che tiene, unitamente alla pertica,in un piano all’ incirca paralello a quellodel banco. Collocato l’arco in tal guisala corda è suscettibile di quattro movi-menti, cioè : xdi porsi in vibrazionepei colpi del battitoio ; 2 . 0 di alzarsi edabbassarsi restando paralella al piano de!banco; 3 .° di inclinarsi più o meno aquesto stesso piano; f \.° finalmente digirare orizzontalmente, insieme con lapertica intorno al punto di sospensione.
Con questi quattro movimenti com-binati ed eseguiti abilmente, l’operaioperviene a preparare e disporre il pan-no delle sue falde, cioè il pelo o lana, cheè la materia pi ima del suo lavoro, e chedeve entrare nella composizione del fel-tro. Egli comincia col battere e finiscecol vogare.
Il panno da battersi ponesi nel mezzodel banco ; il battitore vi fa entrare lacorda dell’ arco, e senza che ne esca,lo pone in moto a gran colpi del bat-titoio, portandolo talora più alto e talorapiù basso, e d’innanzi all’indietro. Cosìcontinua più volte fino a che il pan-no sembri ben mescolato e diviso, etutte le sue parti ugualmente staccatedalle vibrazioni della corda si separino,e volino via al menomo soffio. Quandoabbia preparato in tal modo il pan-no lo ammucclxia, non già con la ma-no, ma con la cima dell’ arco che por-ta da destra a manca, e da manca a de-stra per rifare il mucchio. Quando poiè sul finire del lavoro e non restanopili da battersi se non che piccole cioc-che le quali, se si seguitasse con la stes-sa violenza, si separerebbero dalla massa,allora l’operaio modera i colpi del batti-toio, e li fa meno frequenti.
Dopo bisogna vogare il panno: pervogare intendesi pizzicare leggiermentecon la corda le più piccole porzioni di