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ranno a legnare rigorosamente la situa*rione di ognuno dei capotasti. Dopo averstabilito il punto dell’ ottava, vi si porràun grosso fdo di ferro, onde Imitare ilrilievo del capotasto, e si cercherà diprodurre la stessa ottava, comprimendola corda in varj punti colle dita. Siccomeappoggiando la corda sul manico,acciocchéella accavalchi il fdo di ferro, cangiasi lasua tensione, si vedrà che questo filodeve essere un poco più vicino al manicodi quello che indichi la tabella. La sua di-stanza fra il luogo reale del capotasto,c quello ove dovrebbe collocarsi dietroil calcolo, è precisamente quel tanto dicui si debbono far retrocedere lutti gli:dtri capotasti: i liutai pongono sempreattenzione a questa differenza. Così inve-ce di dividere il manico alle distanze indi-cate dalla tabella, si avvicineranno all’ al-to del manico tutti i capotasti della stes-sa distanza di cui si dovette riavvicinarequello dell’ottava, distanza che varia da51 millimetri, a 2q-, secondo che la cor-da ed i capotasti, sono più o meno e-■levati al di sopra del manico. (Fr. )
* ACCORDATURA, l’operazione diAccordare uno strumento, od anche ilsuo effetto ( V. accordatore ).
ACCORDELLARE, chiamasi il batte-re che fanno i cappellai ed altri con unarco alcuni peli ed altre sostanze. S’ac-accordellano p. e. i peli e le lane ondeaprirle, dividerle e prepararle a ben fel-trarsi ; il cotone, l’ovata e la seta perfarne una specie di velli molli e sofficiche servono ad imbottire gli abiti da uo-mo e da donna, le coperte e gli stra-puntini; finalmente in tutto il Levanteinvece di scardassare il cotone, i fabbri-catori lo fanno accordellare, operazioneche seinbra la più adattata per aprire icotoni secchi che nascono in quei paesi,e che si fanno entrare nella composizio-ne dei bei tessuti orientali.
Accordellare
Dell' accordellare il pelo e la la-na. I cappellai principalmente adopera-no queste sostanze, dopo che furonocosì lavorate. L’arco somiglia a quellodegli strumenti da corda, come il vio-lone, ed è guemito di una corda dibudella. E' composto di una pertica ro-tonda d’ abete AB (Tavola i.a delleArti Tecnologiche^ Fig. i.„) lunga ametri e mezzo, e grossa 5 centimetri;alle sue estremità, e sullo stesso piano,sono attaccate e calettate due tavolette,una delle quali C, è scorniciata, ed al-ta 2 decimetri e chiamasi becco cor-dino ; l’altra D, che si nomina assicel-la ’, più grossa alla sua base che in al-to, e forata da parte a parte onde riescapiù leggiera, è alta 4 decimetri e larga2. La parte EF è guernita d’una stri-scia di pelle di castore (detta coietto ),la quale è ritenuta da una corda G EFIIattaccata colle sue estremità alla per-tica AB, e può stringersi più o menocol mezzo di due piccioli bastoncelli Iliche passano attraverso la corda, e fannoleva, come accostumano i legnaiuoli pertendere le loro seghe. Questa strisciaE F è sostenuta in F da una sottil tavo-letta di legno, di 2 millimetri di grossez-za, cosicché non tocca 1’ assicella alla suacima; a questa tavoletta si dà il nomedi canterella.
Al capo A si attacca, con un cappioscorsoio, la corda di budello, che passasul coietto EF, poi sopra una scanalaturaincavata nella grossezza della tavolettadetta becco corvino, e finalmente in unafessura fatta alla cima B della pertica,ove si attacca alle caviglie L L L, con lele quali l’operatore vi dà quella tensio-ne che vuole. Ogni operaio tende piùo meno la sua corda ; giudica della ten-sione dalla pratica e dallo strepito chelà la canterella, giacché quando la cor-da è in moto le vibrazioni fanno bat-