Acetato
niscono i residui in uno stesso vaso, c sitrattano con aceto distillato. Affinchè ladissoluzione sia più pronta, si pone ilvaso nella stufa, poscia si versano tutti iliquori nella tinozza di concentrazione, esi evaporano nuovamente a pellicola.
Se, al contrario, le acque madri nondanno verun precipitato con 1’ acqua dicalce, allora si giudica che esse non con-tengono abbastanza verderame, e se neaggiungono circa 5oo grammo per va-so. Quindi si opera come abbiam det-to sopra ; rinnovando questo lavoro adogni nuova cristallizzazione, si arriva aspogliare le acque madri quanto mai èpossibile.
V’ ha un’altra specie di residuo che siè per molto tempo negletta, e dallaquale Chaptal insegnò a trarre un buo-nissimo partito. Questo residuo è la par-te insolubile del verde-rame, che è sem-plicemente il rame metalbco un poco os-sidato. Dietro il consiglio di Chaptal , sidistribuisce questo residuo sopra scaf-fali disposti all’ intorno nel laboratorio,se ne fanno strati di due podici al piùdi grossezza ; veggonsi questi ben prestocuoprirsi di una efflorescenza di verde-rame; si rinnovano le superficie, si ba-gnano con aceto, e, quando sono abba-stanza ossidati, si trattano come il verde-rame, cioè sciolgonsi nell’aceto distillato,per ritrarne nuovo acetato.
Non si parlò finora nè della fabbrica-zione del verde-rame, nè di quella del-l’aceto stillato, perchè di ognuno di que-sti prodotti si tratterà a suo luogo : deb-bo dire però che una volta adopravasiper quest’uso aceto ottenuto dai residuidella distillazione del vino, e dopo i mi-glioramenti portali nell’ arte del distilla-tore, questi residui sono talmente spoglia-ti, che conviene servirsi di vino comuneper ottenere l’aceto. Da ciò ne viene pernecessità una spesa più grande, e se inol-
tre si nota che conviene distillare questo'aceto affine di renderlo atto alla fabbrica-zione del verde-rame, e che non si ottienein questa guisa che un aceto debolissimoe non atto a sciogliere che poco verde-rame, si comprenderà allora qual immen-so vantaggio si ritragga, comparativamen-te, adoprando l’acido piro-legnoso. A ve-ro dire Figuier di Montpellier propose disostituire all’aceto distillato, l’aceto sco-lorato col carbone animale , ed assicu-ra di aver ottenuto in questa manieraprodotti di eguale qualità, e nella stessaproporzione. Ma bisogna confessare cheè difficile prestar fede interamente aquesti risultamenti, mentre ognuno sache 1’ aceto non distillato, oltre 1’ acidoacetico, contiene varj altri acidi che colrame formano sali insolubili, e posso-no così cagionare una perdita conside-rabile. Inoltre l’aceto, benché scolo-rato, deve conservare ancora una certaquantità di materia estrattiva, che accu-mulandosi nelle acque madri rende dif-ficilissima, per non dire impossibile, l’e-strazione delle ultime porzioni d’ aceta-to. Del resto non vi può essere dubbio,che il metodo meno dispendioso di tuttisarebbe quello della doppia decomposi-zione. Le Normand dà le seguenti pro-porzioni : solfato di rame 4 8 ; acetato, dipiombo 6i : ciascun sale sciogliesi se-paratamente , e le dissoluzioni posciamescolate danno per prodotti, secondolo stesso autore, 4° parti d’ acetato dirame cristallizzato, e 5o di solfato dipiombo insolubile che, mescolato con lacerussa, può servire per la pittura.
Finalmente si possono ottenere egua-li risultamenti con l’acetato di calce, econ ispesa minore, poiché questo aceta-to può ottenersi direttamente, e senzadepurazione dell’acido pirolegnoso. Ma,come abbiamo indicato, questo prodottonone di uno smercio considerabile, per-