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Tomo I.
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Acidò

bollente di queste fonti termali. Si ottie-ne in questa guisa una soluzione, cheevaporata talvolta dal semplice caloredel suolo, fornisce un 3 a 4 per 100d’ acido cristallizzato in piccole pagliet-te di un bianco grigio. In tale stato ser-ve alla fabbricazione del isoiìace arti-ficiale, come si dirà a quell’ articolo.Le sole difficoltà che vi sono per questasorta di lavoro, dipendono dalle locali-tà ; la maggior parte di queste sorgentitrovasi sopra montagne dove le legnasono eccessivamente rare. Se si potes-se contare sulla stabilità del terreno, siapprofitterebbe del calore, che esso hanaturalmente, ma gli spessi profonda-menti ai quali è soggetto a motivo diquesta specie d’ eruzioni di vapori, d’ac-qua, e di fango, rendono inutili tutte lecautele che si potessero prendere (a).D’altronde non si può occuparsi in que-sto lavoro che alcuni mesi dell’ anno ;mentre incerti momenti l’aria che cir-conda questi lagoni è così umida e mal-sana, che è impossibile dimorarvi dap-presso senza essere attaccati da febbriintermittenti ostinatissime.

Sembra che i naturalisti ignorino in-teramente 1’ origine dell’ acido borico ,od almeno nessuno cercò dispiegarne l’e-sistenza in questi lagoni. Si osservò so-lamente che ve n’ era una maggior quan-tità in certuni che in altri,e videsi inoltreche quelle sorgenti che erano le più agi-tate, e dalle quali svolgeansi più tumul-tuosamente i vapori solforosi, eranoprecisamente quelle che ne contenevanodi più.

(a) bon sarebbe forse difficile valersi delcalore dell’ acqua medesima, immergendovivasi larghi e poco profondi, contenenti illi-quido da svaporare. Questa idea è figlia diquella del bravo sig. Ing. Giappelli di Padova per la distillazione, della quale parleremo al-l articolo acoce jh.nzbau ( G. JM. ).

Acido ioi

L’acido borico o boracico ebbe permolto tempo il nome di sale sedativodi Homberg , perchè questo chimico, ilquale ne fece la scoperta nel 1702, gliattribuì proprietà calmanti molto mani-feste. Questa opinione si era talmenteaccreditala, che vi volle 1’ esperienza dicirca mezzo secolo per accorgersi delloerrore. Tuttavia se ne fa ancora uso inmedicina, ma sotto un aspetto affatto di-verso: nella dose di -f. adoprasi col cre-more di tartaro per renderlo più solubile.

Homberg preparava il suo preteso sa-le sedativo, riscaldando in un lambicco divetro un miscuglio di borace polverizza-to, e di solfato di ferro calcinato. Nasce-va una reciproca decomposizione, e l’ac-qua contenuta nel borace, volatilizzan-dosi, trascinava seco una parte d’acidoborico che si condensava in belle lamineesilissime iridate alla cupola del cappel-lo. Lemery il figlio, poco tempo dopo,fece vedere che una dissoluzione di bo-race, trattata con gli acidi comuni, davasubito il sale sedativo. D’allora in poi sirinunciò al primo metodo, e non si feceche preparare una dissoluzione concen-trata di borace, e versarvi, mentre è an-cora molto calda, acido solforico fino adie ve ne sia in eccesso. Col raffredda-mento 1’ acido si raccoglie in masse fo-gliose, e che riflettono varj colori comala madrcperla 5 decanlansi le acqne ina-lbi, lavasi 1’ acido con una piccola quan-tità d’ acqua fredda, onde levare il sol-fato di soda che vi potesse restare frappo-sto, si fa sgocciolare nuovamente, ed a-sciugasi nella stufa. L’acido borico cosìpreparato non è puro, ma conserva, adonta della lavatura, una quantità consi-derabile d’acido solforico, a separarlo dalquale durasi molta fatica. Si è anche cre-duto che questa unione costituisse unacombinazione a proporzioni determinate,ma non pare che così sia, mentre con