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Tomo I.
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io8 Acrno

citrico medesimo. In tal caso! pratici rac-comandano generalmente d 1 aggiungere,verso la fine dell’ evaporazione, unapicciola quantità d’ acido solforico dilui-to, per facilitarne la separazione. Taloraconviene anche ripetere quest’ aggiunta,avendo cura di sospendere ogni voltal’evaporazione per alcune ore onde da-re al solfato di calce il tempo di deposi-tarsi. Se per accidente si ponesse un pic-colo eccesso d’acido solforico, l’inconve-niente non sarebbe molto grande, poichéla cristallizzazione succederebbe egual-mente , e forse meglio. I primi cristalliche si ottengono sono di forma romboi-dale ben rilevata, e spesso anche debol-mente coloriti ; i piani di questi romboi-di si terminano l’uno con l’altro sottoangoli di circa 6o° e 120°, e le estre-mità finiscono con quattro facce trape-zoidale che abbracciano gli angoli solidi.Talora, ma assai di rado, si hanno cri-stallizzazioni aghiformi, ed una nuovadissoluzione è sempre bastante per ri-condurle alla loro solita forma.

Onde ottenere l’acido perfettamentebianco conviene farlo cristallizzare varievolte, avendo sempre l’attenzione di scio-gliere i cristalli nella minor quantità d’a-cqua possibile, e lasciar riposare o fil-trare le soluzioni prima di farle sva-porare.

Quanto alle acque madri, allorché ri-fiutano di più cristallizzare, bisogna al-lungarle con acqua; saturarle col carbo-nato calcareo ; lavare il citrato ottenuto,ed operare assolutamente come si fareb-be sopra il succo di limone.

Secondo Aitkin affrettasi molto la cri-stallizzazione , aggiungendo alle disso-luzioni concentrate un poco d’alcoole.Ila 160 libbre di succo di buona quali-tà , si ottengono 18 libbre di citratocalcareo, e da questo io libbre d’acidocitrico bianco.

Acido

Si è osservato che il succo di limone,preparato da molto tempo, si saturavacon minor dose di creta, e che una por-zione considerabile di questa, o almenodella calce che ne forma la base, resta-va nel liquore in istato di malato od a-cetato calcareo. In tal caso si sbaglie-rebbe se si calcolasse la quantità d’acidosolforico da aggiungersi, dietro la pro-porzione del carbonato adoperato nellasaturazione. Sarebbe molto più esatto,per evitare di far seccare tutto il ci-trato, prenderne alcuni grammi, calci-narli con forza in un crogiuolo aperto,e pesare il residuo onde conoscere laquantità di calce ottenuta, e stabilire laquantità di acido solforico occorrente pertutta la massa.

Non crediamo che sia d’ uopo richia-mare l’attenzione sopra la parte teoricadella preparazione dell’acido citrico, men-tre è tanto semplice che non abbisognadi spiegazione veruna. Saturando il suc-co dei limoni colla creta formasi un ci-trato calcareo insolubile. Questo, trat-tato con 1’ acido solforico, cede la suabase ; il solfato di calce che ne risulta èinsolubile, laddove l’acido citrico, dive-nuto libero, resta disciolto nell’ acqua:questa svaporata col calore, fornisce l’a-cido cristallizzato.

Talora i fabbricatori usano la frodedi mescolare cristalli d’acido tartari-co con quelli d’ acido citrico : sopcr-chieria non sempre agevole a scoprirsisenza un poca di pazienza. I cristallid’ acido tartarico sono più allungati, equelli di acido citrico più rotondali:quindi si può sceglierli e separarli. Sifa una dissoluzione alquanto concentra-ta di quelli che paiono sospetti, e vi siaggiunge un poco di potassa, in minorquantità di quello che ne occorra per sa-turarla. Se realmente essi sono acido tar-tarico, si veggono immediatamente preci-