Actdo
rezza ; questa conoscenza «leve anchedeterminare la scelta ed il prezzo delnitro che trovasi in commercio (vedasiquesto saggio all’articolo nitrato di po-tassa ). Del resto, siccome sotto lutti glistati esso contiene sali d’altra specie, eprincipalmente idroclorati di potassa, dicalce e di magnesia, che sono decompo-sti dall’acido solforico, e producono cloro«1 acido nitroso, così per purgarlo quantoè possibile da questi sali, bisogna lavarloper tre volte e con poca acqua (essa nondeve essere in totalità che circa i quattrocentesimi del suo peso). Si versa l’acquacon deboli lozioni sopra questo sale collo-cato in varie tramoggie (n). Dopo aver-lo lasciato bene sgocciolare, prendonsi idue terzi della altezza del nitro che con-tengono, il fondo riponesi ancora a sgoc-ciolare. In ogni cilindro si mettono 85chilogr. di nitrato di potassa, e 5o chi-logr. d’acido solforico a 66°; lutansitutte le giunture dell’apparato con ter-ra argillosa ( allumina), che copresi diterra sciolta mista allo sterco di caval-lo . La prima terra alluminosa è inat-taccabile dall’acido, ed il secondo invi-luppo di terra argillosa, sostenendo laprima con la sua umidità e col suo lega-me collo sterco, le impedisce difendersi.11 calore, come già dicemmo, deve esse-re ben uguale, ed il fuoco condotto len-tamente. Si conosce che 1’ operazioneavanza allorché veggonsi i vapori diveni-re più rossi, e finalmente è finita quando
(a) La forma di queste tramoggie è unapiramide quadrangolare troncata ; convieneaverne tre,acciò le dissoluzioni sgocciolate pas-sino dall’uria sull’altra, e si saturino compiu-tamente dei sali stranieri: l’acqua pura vi sipone per ultimo. Con questa operazione sipurifica il nitrato di potassa sciogliendone laminor quantità possibile ; le acque madri chehanno ni tal guisa traversato tr« volte il ni-tro, sono trattate a parte ( V. nitrato di po-tassa ). ,
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questi non sono più visibili affatto. Si uàun ultimo colpo di fuoco per isvolgeretutto il gas, poscia apronsi i cilindri, elevasi facilmente il solfato di potassa conmolle di ferro. L’ acido condensato nelleprime bottiglie, che è il meno puro, puòvenire adoprato, senza rettificarlo, a fab-bricare l’acido solforico ; quello della se-conda fila, e parte della terza, non con-tiene che acido nitroso, dal quale si libe-ra portandolo all’ebollizione in istorte divetro. Sospendesi questa bollitura subitoche si è imbianchito l'acido, e ponesi incommercio in tale stato. Esso deve mar-care 36 gradi dell’areometro di Baumè ;tutto l’acido debole condensato nelle ul-time bottiglie, rimettesi nella prima oseconda fila, in luogo d’ acqua pura perl’operazione seguente. Nell’ultima Iliadibottiglie dee sempre porsi acqua pura,onde la condensazione vi si effettui com-piutamente.
L’acido cosi ottenuto e posto in com-mercio, non è abbastanza puro per tuttigli usi ai quali destinasi. Contiene sem-pre un poco d’acido nitroso e di cloro,proveniente dalla decomposizione del saimarino rimasto nel nitro ; esso contie-ne inoltre talvolta dell’acido solforico.Per depurarlo bisogna stillarlo in istor-te di vetro, avendo attenzione di tenerseparati i prodotti; le prime porzionivolatilizzate sono il cloro e l’acido ni-troso . Si separano quando il liquidocontenuto nella storta perdette il leggie-ro color d’ambra che aveva, o, senza at--tendere questo punto, dopo che si è ma-nifestata una ebollizione leggiera. Racco-gliesi allora l’acido nitrico puro ; la di-stillazione condotta accuratamente puòessere innoltrata fino che siansi volatiliz-zati i nove decimi dell’acido posto nellastorta. Allora bisogna arrestarla, giacchépassato questo limite potrebbe distillarel’acido solforico. L’acido nitrico cosi ret--