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Tomo I.
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Àcido

sono cosi viscose che le molecole duranofatica a muoversi, perciò la cristallizza-zione si fa meglio nella stufa, od al calo-re moderato del bagno-maria, mentre co-si il liquido può conservare qualchemaggiore fluidità. L’acido ottenuto in talguisa, non è altrimente puro ; contieneancora una considerevole quantità d’aci-do solforico, ed è sovente troppo co-lorito per poter venir posto in opera inquesto stato. Purificasi facendolo sog-giacere a una seconda e talvolta una ter-za cristallizzazione ; ma allora i cristallisono meno sviluppati, e men regolariche nella prima. L’aggiunta d’una picco-la quantità di carbone animale, contri-buisce a dargli maggiore bianchezza. Sesi volesse ottenere quest’ acido perfet-tamente puro, cioè libero interamentedalle ultime porzioni d’acido solforico,]converrebbe reiterare le cristallizzazionisuccessive fino a tanto che il precipitatoche esso forma colle dissoluzioni dei salidi barite o di piombo, fosse compiutamen-te solubile nell’ acido nitrico puro o di-luito. Proposesi, come una miglior ma-niera di purificazione, di aggiungere allasoluzione d’acido tartrico del litargirioporfirizzato ; agitasi a più riprese finoche l’acido solforico sia totalmente leva-to ; poscia si la passare attraverso que-sta soluzione una corrente d’idrogenosolforato, per separare un poco d’ossidodi piombo che si disciolse. Riscaldasi^ fil-trasi, e si svapora. Questo metodo rarevolte è riuscito bene.

Notammo che adoperando il carbo-nato non si separava che l’eccesso d’aci-do, e restava nel liquore un tarlrato dipotassa neutro ; si può trar partito daquesto sale, aggiungendo nella dissolu-zione concentrata una conveniente pro-porzione d’acido solforico ; la potassa di-videsi fra i due acidida un lato

Acido i5ù

si discioglie, e dall’altro un tarlrato aci-dulo il quale, essendo poco solubile, de-ponesi in piccoli grani cristallini. Questocremor di tartaro è quindi trattato comeil primo. Si fa uso pure di un altromezzo per ottenere l’acido dal tarlratodi potassa ; allorché se ne ha in abbon-danza si decompone col miniato di calce ;i due acidi cangiano reciprocamente dibase, cioè formasi un tartrato di calce,ed un muriato di potassa ; l’acetato dicalce può essere adoperato per lo stessooggetto con altrettanto vantaggio.

La forma cristallina dell’acido tartriconon venne ancora determinata ; non sene ottengono già cristalli regolari, mabensì masse o croste cristalline dalle qua-li partono alcune punte che sembranoappartenere a prismi tetraedri. Il saporedi quest’acido è molto forte, ma è schiet-to nè ha nulla di aspro ; allorché brucia-si sopra carboni accesi, si gonfia conside-revolmente, e sparge un odore di zuc-jchero cotto ; se riscaldasi in vasi chiusi,si decompone, e oltre ai prodotti cheJdanno tutte le materie vegetali nella stes-sa circostanza, somministra un acido par-ticolare cui diedesi il nome di piro-tar-trico. Ciò che più particolarmente ca-ratterizza 1’ acido tartrico , ed offre ilmezzo per riconoscerlo, è la proprietà didare immediatamente un precipitato cri-stallino di cremore di tartaro, versando-ne un eccesso in una dissoluzione con-centrata di potassa. Talvolta si fa que-sto esperimento impiegando in luogo dipotassa un tartrato neutro di potassa,e ciò va male : poiché la maggior par-te degli acidi ne separano del cremor ditartaro, togliendogli una porzione dellasua base . Adopransi nella medicina enelle arti varie combinazioni dell’acidotartrico cogli ossidi alcalini o metallici, eparticolarmente i tartrati semplici di po-di soda e di ferro, ed i tartrati

in modo da formareun solfato di potassa, che tassa,