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Tomo I.
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rjG Acqua

citila preparazione deU’ amido, dell’ artetintoria, ec. si ricorre ad altri metodi. Intal caso si prendono grandi botti o tiniod anche grandi casse nelle quali alladistanza di circa /J pollici dal fondo visi pone un imbuto ed alcuni pollici piùin alto si fissa nell’interno un cerchio odaltro qualunque sostegno su cui si sta-bilisce un secondo fondo pertugiato d’ungran numero di piccoli fori ; si co-pre questo secondo fondo con una telagrossa sulla quale si mettono sassolini .evi si forma uno strato eli gres fino, poiuno di carbone grossamente pesto, e po-scia ancora uno di gres e di carbone, co-prendo il tutto con uno strato di sabbiadi fiume. E' necessario stabilire una co-municazione fra il doppio fondo e la par-te superiore della botte , mediante untubo perpendicolare , affine di facilitarel’uscita dell’aria. Finalmente si riempiela botte di acqua; ma si procura ver-sare dolcemente le prime porzioni, affinedi non alterare la disposizione degli stra-ti. Si lascia riposare qualche tempo ; esi trae l’acqua a proporzione che occor-re, sostituendone un’eguale quantità, af-fine di non isconcertare gli strati di sab-bia e di carbone.

Si pretende che 1’ acqua cosi filtrataperda gran parte dell’aria tenuta in so-luzione, per cui essa non convenga piùcome acqua bevibile. Perciò fu consi-gliato caricarla nuovamente di aria ;sollevandola col mezzo di trombe ad li-na grande altezza e lasciandola ricaderesotto furma di pioggia in serbatoj desti-nati a quest’uso.

Tali mezzi meccanici che sono con-venientissimi allorché l’acqua non sia al-terata che da sostanze eterogenee che visi trovano sospese per la loro sommatenuità, non bastano per le acque sta-gnanti e fetide di cui abbiamo fatto pa-rola ; in tal caso si tratta non solo di

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sbarazzarle dalla feccia, ma distrugger-ne ancora il fetido odore che le rendoributtanti e sovente perniciose. Fra tuttii metodi a tale oggetto proposti non ven’ha alcuno più efficace di quello di Lo-witz, già da noi indicato. Esso consistesemplicemente nell’ aggiungere all’acquacarbone finamente polverizzato, o megliotinche carbone animale (nero di osso), a-gitare e filtrare. Quando la proporzione èsufficiente, l’acqua resta disinfettata imme-diatamente, qualunque ne sia la putredi-ne. Risulta dalle ripetute esperienze di'Lowitz che l’acido solforico accelera sin-golarmente l’azione del carbone, o chealmeno per esso si può diminuire la do-se del carbone di circa due terzi , e vihanno certe circostanze in cui questo van-taggio diviene preziosissimo. Nei lunghiviaggi marittimi principalmente questagrande economia di carbone da impie-garsi merita la maggior considerazione;imperciocché non solo basta un minoreprovvedimento di carbone, il che è im-portantissimo; ma la quantità di acquaperduta nelle feltrazioni è minore, essen-do questa perdila proporzionata al car-bone impiegato, che se ne bagna, e inconseguenza quanto meno si abbisognadi carbone, tanto più d’acqua depuratasi ottiene. Secondo Lowitz, 3 libbre e 4oncie di acqua guasta, esigono general-mente 4 oncie e mezza di carbone pol-verizzato per la sua intera purificazione,,e il volume del carbone occupa il volu-me d’una libbra di acqua. Se vi si ag-giungono 24 goccie di acido solforiconella stessa quantità di acqua, un’ onciae mezza di carbone è sufficiente. Perciòsotto tutti i rapporti è conveniente ser-virsi congiuntamente del carbone e del-l’acido solforico. Non si deve d’altrondeaveré alcun riguardo per 1’ uso di que-st'acido, poiché primieramente adoprasiin troppo ipinima quantità per temere