Acqua
i*, m 55 ; lunghezza ora,So ; capacità delJocolajo , 5o litri.
Uscita della fiamma verso il piccolocaldaino ; 4 decimetri quadrati.
Continuatone di questo canale sottola caldaja, ed intorno ad essa , 6 deci-metri quadrali ; sezione del cammino i odecimetri quadrati.
Diametro della caldaja o ,m 8 o ; al-tezza o,m5o.
Diametro delle aperture e dei tubi perisjogo del vapore , o, m o4-
Superficie dei serpentini; 6 decimetriquadrati per ciascheduno.
Il saggio di quest’apparato fece vede-re, che la combustione di 7 litri di car-bone di terra, del peso di 5 chilogram-mi 6 ettogrammi, produceva 3 8 litrid’acqua stillata all’ ora. Quindi il rap-porto del carbone bruciato all’acqua ot-tenuta, è di in peso, e di in
volume.
L’acqua stillata trovossi impregnatad’un odore empireumatico, ciò che se-condo alcuni, basta per rigettare il me-todo della distillazione : ma dagli esperi-menti di Clement risulta, che restandosoltanto esposta all’aria 5 a 6 giorni, es-sa perdette affatto 1’ odor di fuoco (n),e fu trovata di buonissima qualità dapotersi discernere difficilmente dall’acquadi fiume. Coi reagenti chimici fu ricono-sciuta del tutto pura.
Molti altri mezzi vennero a tale sco-po proposti, come feltrare l’acqua ma-rina attraverso la cera, raccogliere quellache davano, con la loro vegetazione, al-cune piante marine, ec., ma tutti venneroriconosciuti o senza effetto, o d’un pro-dotto sì scarso da renderli inutili. Kan-ton tenne a lungo secreto uno suo meto-do, che poi si seppe consistere nell’ ag-
(o) Lo stesso effetto si ottiene facendopassare il vapore, all’uscirc dal lambicco, at-traverso uno strato di carbone.
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giungervi un poco d’olio di tartaro ( sot-to carbonato di potassa liquefattosi perl’umidità dell’ aria ), distillarla, e posciaporvi entro una terra alcalina, agitar beneil tutto, poi lasciar deporre la terra stessa,e decantarne l’acqua. Ma, ove sien verele asserzioni di Clement, tutte queste ag-giunte divengono inutili.
Se è importantissimo il dissalare l’a-cqua marina per ridurla bevibile, quan-tunque di minor interesse, pure non è datrascurarsi nemmeno il cercare di render-la atta a servire per lavare le biancherie,e ciò pei viaggi appunto di mare, nei quali1’ acqua dolce scarseggiando per bere,molto più manca a tale oggetto, nè per-mette di conservare quella mondezza elioè forse uno dei migliori preservatividella salute.
Riporteremo qui la composizione sug-gerita da lleard per tale scopo. Prenda-si una dissoluzione concentratissima dipotassa o di soda ; vi si versi dentro unpeso uguale di quell’argilla con cui fassila porcellana, si rimescoli il tutto in mo-do da comporne una pasta assai spessa ;per ogni 16 litri d’acqua di mare se neimpiega una libbra. La dissoluzione al-calina ha 1’ effetto di decomporre i mu-riati di calce e di magnesia, che fannodecomporre il sapone formando, con unadoppia decomposizione, un margaratodi calce ; d’altronde sostituisce il muria-to di potassa o’ di soda, al muriato dicalce il quale è molto più deliquescente,e comunica sempre alla biancheria unaumidità dalla quale è impossibile liberar-la. (G.M.)
* ACQUA MARINA; sorta di gemma(V. berillo).
* ACQUA MERCURIALE. ( V. ni-trato DI MERCURIO).
* ACQUA NANFA ; sorta d’acqua o-dorosa che ottiensi colla distillazione par-ticolarmente del fior d’arancio.