Aerostati
sa degli uomini cui vennero affidate talioperazioni, le spese che esigevano, i ri-tardi cagionati dal trasporto degli aero-stati, ed il porli in attività ; finalmente lafacilità che si ha in altra guisa di giun-gere facilmente allo stesso scopo, fecerorinunziare al loro uso. Gli aerostati nonsono più al dì d’oggi che un soggetto ditrattenimento e curiosità.
A fine di ritrarre dai palloni aerostaticitutti i vantaggi che se ne erano sperati,avrebbe convenuto saperli dirigere nel-lo spazio. Ma anche nel tempo più tran-quillo, nelle alte regioni dell’aria, trovansisempre alcune correnti assai forti controle quali converrebbe lottare ; che poi sa-rebbe nei tempi ordinarli quando i ven-ti hanno tanta potenza ed impetuosità?E' fàcile far comprendere che tutti i mez-zi di resistenza sono inutili a tal og-getto. Il fluido su cui puossi appoggiareè l’aria stessa , che conviene percuoterecon tanta più rapidità quanto essa è piùrara e più agitata; converrebbe quindiservirsi di remi o natatoj, mossi con ec-cessiva celerità, acciò il fluido non aves-se il tempo di sfuggire loro dinanzi. Que-sta rapidità d’azione non ottiensi chea carico d’un gran consumo di forza ;inoltre le ruote, i manubrj, che conver-rebbe imbarcare, sono pesi considerabi-li, che esigerebbero un proporzionato au-mento di volume del pallone; ora la su-perficie immensa che questo corpo pre-senta, è una vela che l’aria caccia conuna forza, contro la quale non si può spe-rare di lottar utilmente colla poca forzadi cui puossi disporre.
E quindi manifesto doversi questoproblema annoverare fra quelli che so-no impossibili a risolvere, qualunque siala forma dell’aerostato ; così fìsici illu-minati cercarono invano riuscirvi : Con-tè, il generale Meunier e Montgol-hcr non poterono ottener nulla di sod-
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disfacente. Scott, antico capitano deidragoni, pubblicò nel 1789 la descrizio-ne d’ un meccanismo, che crede attoai viaggi aerei. Paragona egli il pal-lone ad un enorme pesce nuotante nel-l’aria; ma le spese che cagionano que-sti esperimenti, e la poca speranza diriuscita, impediscono di tentarli. Sembrache vi si abbia del tutto rinunciato, co-me pure all’idea che ebbero Borelli edi suoi settatori di volare nel seno del-l’aria alla foggia degli uccelli. Anche ul-timamente de Ghenne venne ad esporsialle pubbliche risate degli abitanti dellacapitale, ai quali aveva promesso che sa-prebbe sostenersi, ed ancora dirigersivolando.
** Quanto deve recar giusta sorpre-sa in questa succinta esposizione dei ten-tativi fatti per rendere utili gli aerosta-ti, è che la maggior parte di quelli chese nc occuparono , resi arditi forse dagliesompj delle gigantesche invenzioni delnostro secolo, abbiano sempre rivolto leloro mire ad uno scopo,come si disse, qua-si impossibile, trascurandone un altro disommo interesse, c che sotto un a-spetto assai più agevole si presenta. Infatto, egli è opinione, pressoché univer-sale, grandissima essere l’uguaglianza dicircostanze per un aerostato sospeso inmezzo al vasto campo dell’aria, ed un va-scello galleggiante sull’ampie pianure delmare. Eppure quanti secoli non passaro-no fra il primo schifo avventurato sull’a-cque, e le navi a vapore che sole vantar sipossono di veramente viaggiare a lor gra-duiamo a seconda quanto contro del ven-to? I primi navigatori che osarono ab-bandonare alquanto le sponde, e, lascia-ti i remi, inalberare una vela, si saranno,a mio credere, limitati a camminare nel-la precisa direzione del vento, ben con-tenti di avanzare senza fatica verso undato punto, senza altro disagio che